QUATTRO CHIACCHIERE ASPETTANDO GIMENEZ…È ARRIVATO?

Il gol dell’1-0 in Coppa Italia al Lecce ha un senso: la gioia dei suoi compagni. Un fenomeno, non lo è mai stato: si nasce con questi crismi, sono doni che vanno comunque coltivati. La grandezza di un campione si misura proprio in questo: la capacità di lavorare sulle proprie qualità, magari non sono neanche molte né straordinarie, ma nel calcio e nella vita esistono migliaia di esempi di umanità senza talento che è arrivata in alto. Con abnegazione, sacrificio, costanza, volontà. Nello sport come in qualsiasi professione. Allo stesso modo abbiamo visto stelle accecanti tramontare in un lampo, come nella notte di San Lorenzo: Pato il mio rimpianto più grande, Cristiano Ronaldo l’esempio più eclatante nell’escalation.


Dunque Santiago Gimenez non è un fuoriclasse, come nel Milan recente sono stati solo Ibrahimovic e Giroud in quel ruolo complicato e controverso. Va detto che negli ultimi 12 anni la squadra rossonera non ha reso facile la vita dei numeri 9, qui però discutiamo del valore di un singolo che è il messicano di Allegri. Da giovane ha segnato a corrente alternata (20 gol in 90 partite con la Cruz Azul del suo Paese acquisito, essendo nato a Buenos Aires, poi ha alzato l’asticella con 45 reti in 73 gare nel Feyenoord). In Nazionale, per esempio, 44 presenze e solo 6 gol, nonostante con il Messico nel frattempo abbia vinto CONCACAF Gold Cup 2023, CONCACAF Gold Cup 2025 e CONCACAF Nations League 2024-2025.

In questi mesi con il Milan sono stati 5 i centri in 18 presenze, ma si contano anche molti errori grossolani al cambio di qualche sporadica giocata interessante. Ad occhio il suo limite tecnico maggiore appare il primo controllo, ma certamente il vuoto da colmare rapidamente è la fiducia: Santi deve far crescere l’autostima. Il mercato non lo ha aiutato in questo senso: Tare lo aveva pubblicamente scaricato nei minuti precedenti la partita di Lecce, preannunciando uno scambio con il romanista Dovbyk proprio mentre Gimenez si riscaldava lì vicino in attesa della partita. Credo comunque che sia lui a dover convincere Tare (e soprattutto Allegri), oltre che l’ambiente milanista in generale. La fisicità c’è, qualche movimento e qualche giocata hanno lasciato intravvedere potenzialità interessanti, ma il volume è abbondantemente inespresso e sotto la soglia della sufficienza. Con Saelemaekers e l’ultimo Estupinian i cross arrivano, con Modric e Rabiot gli assist pure: la musica è cambiata, ad Allegri serve senz’altro più un ariete d’area che un centravanti di movimento, ma è un fatto che con il ritorno di Leao e nel modulo di gioco attuale, appare probabile che la coppia delle punte sarà Rafa-Nkunku. 

L’Italia è il Paese più complicato per la vita di un centravanti: salvo qualche eccezione, non si difende più a uomo, ma i dispositivi arretrati delle nostre squadre restano comunque un’eccellenza nel panorama del pallone europeo. Ecco perché “El bebote”, il bambino (Santi è figlio d’arte, il padre Christian era un discreto centrocampista) deve diventare adulto nutrendosi di tutti gli ingredienti che ho elencato all’inizio. La nostra serie A è il campionato più tattico, più ruvido, un groviglio di moduli, sistemi, intuizioni, accorgimenti da parte degli allenatori. Prepari la partita in un modo e l’avversario ti gioca contro in tutt’altra maniera, rispetto a quella prevista. Ci vogliono esperienza e malizia, ma anche una grande forza mentale, la capacità di soffrire, la voglia di spaccare. Visto il Piatek della prima parte a Genova nel 2018 e la seconda nel Milan nel 2019, pensavo fosse risolto il problema del centravanti per 7-8 anni. Invece è durato 7-8 mesi perché il carattere era fragile, le pressioni e le aspettative lo hanno cancellato. Facile allora tornare al modello Tonali: il flop nel 2020-21, lo scudetto del 2022, poi lo stop nel 2023 e la rinascita di adesso. Quando al talento si uniscono testa e cuore, si possono davvero scalare le montagne, per poi godersi il panorama dalla vetta. Un gol in Coppa Italia può non voler dire niente, ma può voler dire tutto. Forza Santi, il Milan ti aspetta. Anzi non vede l’ora…

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di MilanTv e collabora con Sportitalia e 7GoldSport. Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

Una risposta

  1. Concordo tutto in pieno grande Luca! Forza e coraggio Bebote, siamo tutti al tuo fianco!
    Buona giornata!

    Massimo 48 ❤️🖤

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