I GESTI ICONICI DEL FUTSAL: TIRO DI PUNTA E TOCCO CON LA PIANTA DEL PIEDE

Esistono dei gesti tecnici che possono caratterizzare e rappresentare un intero sport. Se penso al Basket, ad esempio, la primissima cosa che mi viene in mente è l’immagine di Michael Jordan, uno dei giocatori più forti della storia di questa disciplina, che effettua un salto importante e schiaccia la palla a mani unite facendo canestro. Anche nel Futsal, così come negli altri sport, ci sono dei gesti tecnici iconici che hanno una valenza caratterizzante, non meramente estetica, senza i quali non parleremmo di Futsal. Oltre un decennio fa, un importante giocatore della nazionale italiana di Futsal mi disse che in questo sport tutto si riconduce al passaggio ed all’abilità nel controllo del pallone, conditi da una buona dose di personalità. Sì, può sembrare scontato, ma bisogna avere personalità per fare, sotto pressione, la giocata giusta. Basti pensare a quando si deve effettuare un passaggio prendendosi dei rischi, oppure, quando ci si appronta ad affrontare un avversario in uno contro uno, consapevoli del fatto che non si hanno dietro di se altri 60 metri di campo, ma solo 15/20 metri, rischiando, in una transizione di gioco, di far entrare gli avversari in una zona di enorme pericolo per chi sta difendendo. Condivido pienamente questa considerazione, ma credo che ci siano due gesti ancor più identificativi. Mi riferisco all’utilizzo della pianta del piede ed il tiro in porta con la punta. Tali gesti, prima che questo sport divenisse maggiormente conosciuto in Italia, nel calcio tradizionale venivano in alcuni casi addirittura demonizzati e bistrattati, anche se, una volta conosciuti, per merito di tecnici ed addetti ai lavori aperti al cambiamento ed all’innovazione, sono diventati maggiormente apprezzati e ritenuti di grande utilità anche nei campi a 11. 

LO SPAZIO ED IL TEMPO

Siamo soliti considerare, per comodità, lo spazio ed il tempo come entità separate, ma il vero giocatore di Futsal, senza necessariamente possedere le conoscenze teoriche del padre della relatività Einstein, percepisce che uno dei due non può essere considerato se non simultaneamente all’altro: il giocatore sa che il gesto tecnico nello spazio ridotto deve essere eseguito nel minor tempo possibile ed in modo efficace. Nel Futsal tutto viene amplificato e ci si rende conto di quanto il tempo, relazionato allo spazio, sia centrale. Certamente ciò che viene normato dallo stesso regolamento ha un impatto su questi due fattori: la partita è composta da 2 tempi da 20 minuti effettivi ciascuno, le rimesse laterali devono essere batture in 4 secondi, ogni squadra ha diritto ad 1 time-out per tempo, si resta 2 minuti effettivi in inferiorità numerica in caso di espulsione di un proprio giocatore. Unito a ciò, si verifica come conseguenza del gioco che i singoli giocatori posseggano il pallone numerose frazioni di volte, ma mediamente per pochissimi secondi. Tutto a voler significare che il tempo di gioco e lo spazio non possono essere sprecati.

Come cerca il giocatore di garantire quanto sopra all’atto pratico? Toccando la palla, in fase di controllo, con la parte che garantisce maggior sensibilità, ovvero la pianta del piede, e calciando cercando di anticipare l’intercetto del difendente ed il riflesso del portiere, con la punta del piede, per l’appunto.

IL TIRO IN PORTA CON LA PUNTA DEL PIEDE

E’ una questione di secondi, in alcuni casi di decimi di secondo, e anche una questione di centimetri, un po’ come viene ricordato nel famosissimo monologo in “Ogni maledetta domenica” (Any Given Sunday), interpretato da Al Pacino, dove viene enfatizzato il fatto che la differenza tra la vittoria e la sconfitta spesso risiede in piccolissimi dettagli.  

Come accennato, anni addietro chi calciava con la punta del piede veniva etichettato come “scarpone”, un appellativo attribuito a chi non si considerava bravo a giocare. In alcuni casi, questa affermazione sarà anche sicuramente stata vera, ma certamente chi si esprimeva in questo modo, evidentemente disprezzando, ignorava che questo gesto tecnico, se correttamente eseguito può produrre degli enormi vantaggi e può risultare di migliore efficacia rispetto al calcio tradizionale con il collo del piede. Come sempre, nel calcio, le situazioni che si creano durante il gioco vanno gestite differentemente proprio perché sono plurime e, in quanto tali, risulterebbe del tutto inefficace comportarsi sempre esattamente nello stesso modo. La scelta e l’adattamento alla situazione nel contesto sono le vere armi di un vero giocatore di livello. Nel 2002, ero seduto sul divano a guardare la partita Brasile-Turchia quando noto che Ronaldo (il Fenomeno), defilato rispetto all’area di rigore, accerchiato e sotto la pressione di 4 difensori turchi, prima che questi gli sottraggano la sfera, la colpisce con la punta del piede facendola direzionare verso il palo opposto, insaccandola in rete. Un goal meraviglioso. Oppure, qualche anno più tardi, durante la partita Barcelona-Chelsea della Champions League 2004/2005 che Ronaldinho, colui che a mio avviso è il giocatore di calcio più rappresentativo per i propri trascorsi e l’attaccamento al Futsal, appena fuori dall’area di rigore, anch’egli accerchiato dai difensori del Chelsea, dopo una finta, da fermo, calcia la palla con la punta del piede realizzando quello che a mio avviso è una dei tiri in porta più belli ed imprevedibili della storia del calcio. Confesso che all’epoca, dopo aver visto queste giocate, avevo realizzato un pensiero affettuoso verso tutti coloro che da bambino, o da ragazzo, avevano cercato di imprimermi nella testa il concetto che solo i giocatori scarsi calciano di punta.  Ed è così che queste giocate che hanno assunto una valenza storica eccezionale nel mondo del calcio tradizionale sono dei gesti di una spettacolarità incredibile all’ordine del giorno nel mondo del Futsal. La conclusione con la punta del piede ha degli enormi vantaggi perché di fatto non richiede grandissima preparazione poiché il giocatore non deve effettuare un ampio caricamento del tiro e fa guadagnare quei centimetri necessari a sorprendere l’avversario. La sua imprevedibilità sorprende il portiere, la palla parte improvvisamente ed i riflessi di quest’ultimo sono messi a dura prova. Benché la superficie di contatto sia inferiore può generare tiri molto forti quando la distanza non è elevata. Questi elementi fanno sì che il tiro con la punta del piede venga riconosciuto come uno dei gesti più efficaci, utilizzati ed iconici nel Futsal.

IL CONTROLLO CON LA PIANTA DEL PIEDE

La pianta del piede è una parte del corpo fondamentale, in quanto ha un ruolo centrale nel mantenimento dell’equilibrio durante il movimento. Inoltre, è ricca di recettori sensoriali in grado di fornire numerosissime informazioni al cervello. Nel Futsal il controllo con la pianta del piede si esegue mantenendo il tallone basso e la punta del piede alzata, realizzando una sorta di “rampa”, la palla va fermata con la parte centrale della suola, proprio sotto l’avampiede. È evidente che l’utilizzo della pianta del piede sia agevolato dal fatto che le superfici di gioco del Futsal sono regolari, indipendentemente che si tratti di un fondo in gomma o in parquet. Proprio per ciò, in un’ottica di efficienza ed efficacia dei gesti, il tocco consente di percepire meglio l’attrezzo. E’ una sorta di carezza al pallone che dà la possibilità di interagire in modo più accurato con esso e ci aiuta a reagire più rapidamente in relazione ai fattori esterni che possono interferire con la nostra azione, considerato che ci muoviamo in spazi estremamente ristretti, nei quali il pericolo di sottrazione da parte dell’avversario è elevato. Esso è inoltre fondamentale anche per effettuare dei controlli orientati necessari a direzionarsi verso dove si vuole andare sorprendendo l’avversario. Analogamente a ciò che ho raccontato riguardo il tiro con la punta del piede, il controllo con la pianta del piede è un gesto tecnico utilizzato anche nel calcio. Da qualche anno, quando si assiste alle partite dei professionisti è frequente vedere questo gesto tecnico, tuttavia, mi sono accorto recentemente che anche facendo un salto nel passato c’è un’azione offensiva, scritta nella storia del calcio mondiale, che ha visto protagonista proprio il controllo con la pianta del piede.

È la finale dei mondiali di calcio del 1978, si gioca allo stadio Monumental di Buenos Aires in Argentina, si sfidano i padroni di casa dell’Argentina ed i Paesi Bassi. Si tratta di una finale molto tesa, giocata in un contesto di dittatura. Così come duri sono gli scontri di gioco che si realizzano in campo. La partita non si decide ai tempi regolamentari e si va ai supplementari con il risultato di 1 a 1. Al 105’ Kempes realizza una rete dopo una mischia, ed è al 115’ che Bertoni chiude la partita sul risultato di 3 a 1. Bertoni, dopo un rimpallo in area di rigore effettua un controllo orientato in avanti con un tocco di suola, eludendo il difensore e conclude a rete assegnando il primo titolo mondiale agli Argentini.  

Nel Futsal toccare la palla con la pianta non significa solo controllarla, ha una valenza maggiore, significa percepire il pallone, entrare in sintonia con esso, innamorarsi del suo tocco ricercandolo continuamente. Ed è forse per questo gesto iconico che chi si avvicina al Futsal dopo averlo conosciuto non si allontana più da questo sport.

Bio: Luca Innocenti

Manager, Coach e Mentor. Ex giocatore di Calcio a 5 in campionati nazionali. Da ragazzo, nella stagione 2002/2003, ha vinto insieme al Seregno calcio a 5 uno storico scudetto Juniores, laureandosi Campione d’Italia. Ha collezionato alcune presenze con la Nazionale Italiana di calcio a 5 (Under 18 ed Under 21).

Istruttore qualificato di scuola calcio, é ideatore da diversi anni di progetti calcistici (aventi un taglio “Futsal”) giovanili, anche collaborando con professionisti provenienti da altre nazioni europee. Tra le esperienze sportive, allenatore dell’attività di base dei Saints Milano (Serie A2 Élite Calcio a 5). Attualmente allenatore dei Primi Calci e Piccoli Amici della società Tubo Rosso.

Ha scritto il libro “L’allenatore di Futsal nelle categorie giovanili”, è autore nel blog betterfutsalcoaching.wordpress.com e scrive per il blog “La complessità del calcio”, di Filippo Galli.

Da decenni è attivo nel sostenere l’importanza dell’insegnamento del Futsal anche nei settori giovanili delle società calcistiche.

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