ATTENTI AD ESSERE TROPPO ALLEGRI

Il Milan strapazza l’Udinese, rifila alla compagine friulana tre reti che avrebbero potuto e dovuto essere di più nell’ambito del computo finale da consegnare al tabellone, al tabellino e agli almanacchi, sciorina un calcio godibile per novanta minuti, coinvolgendo la totalità degli elementi presenti sul terreno di gioco e addirittura riesce a rendersi protagonista di tutto questo iperuranico  cataclisma calcistico rinunciando alle prodezze individuali del proprio centravanti.

Toh.

Alla stregua di millanta momenti cruciali cinematografici, “ho solo una domanda per voi”: perché mai non avrebbe dovuto farlo? Perché mai una squadra del livello individuale e collettivo quale quella rossonera riassume, potendo disporre di un’intera settimana di lavoro per limare, perfezionare, orchestrare, oliare, amalgamare, armonizzare e compattare tutto quanto possa consentirle di essere competitiva, non dovrebbe poter, contro avversari oggettivamente inferiori di  alcune spanne, rendersi protagonista di una prestazione come quella partorita in quel di Udine?

Perché mai una squadra che può disporre in maniera ancora sublime e scintillante di uno dei cinque centrocampisti più formidabili degli ultimi trent’anni ( Zidane, Iniesta, Pirlo e Xavi  gli altri quattro, ca va sans dire), che tuttora delizia con le sue giocate, la sua intelligenza, la sua quasi commovente capacità di sintetizzare la perfezione di pensiero e di esecuzione che un giocatore di calcio non può possedere a cotali paradisiache altitudini se non travolto, invaso e pervaso da una investitura solennemente ed indiscutibilmente divina, dovrebbe fare risultare quale straordinario riuscire a creare calcio al cospetto di Piotrowski ed Ekkelenkamp?

Perché mai un team che può disporre di un centrocampo come quello che globalmente si ritrova il Milan, completo per caratteristiche, caratterizzato da tecnica individuale, potenza, corsa ed intelligenza calcistica con e senza palla, con giocatori letteralmente capaci di creare e contemporaneamente dettare vicendevolmente, all’interno dello stesso reparto, linee di passaggio ed una corretta occupazione degli spazi attraverso conduzione e tempi di gioco, bravi sia a convergere che ad allargarsi occupando con ampiezza laterale e profondità centrale il terreno di gioco, perché mai, dicevamo, non dovrebbe risultare superiore all’avversario di turno, sovrastandolo per genialità e percezione sottile di soluzioni da inventare?

Perché mai una squadra che ha ancora fuori gente come Leao e che ancora deve poter sfruttare le potenzialità indiscutibili di Nkunku, che lascia fuori Ricci poiché contemporaneamente proprietaria del più acuto cervello planetario ancora in circolazione, che può non rimpiangere Jashari, profumatamente pagato, non dovrebbe poter, o dovrebbe essere sottolineato quale possibilmente eventualmente straordinario, competere per il tricolore in una stagione, tra l’altro, in cui il solo Napoli appare, per più ragioni, superiore ad una concorrenza che invece, ha, chi più chi meno, chi più prettamente calcistiche chi differentemente più sensibilmente emotive, pecche quasi equamente distribuite fra le compagini indicativamente chiamate a concorrere?

Perché mai, altresì, un allenatore che dovrebbe essere stato ingaggiato per far sì che, per l’appunto, si possa competere avendone pienamente le possibilità (di per sé già un ossimoro ed una contraddizione in termini al tempo stesso) parrebbe straordinario facesse ciò per cui  da quindici anni riceve emolumenti economicamente oltre le reali dote dimostrate?

Perché mai, in sostanza, ogni qualvolta è coinvolto il tecnico livornese l’eccezionalità dovrebbe essere rappresentata da ciò che in tantissime circostanze dovrebbe essere normalità e che tra l’altro normalità non lo è stata affatto in tantissime circostanze?

Perché mai vedere esterni che spingono e difensori che accompagnano dovrebbe far stropicciare gli occhi? In realtà per un motivo molto semplice: tutto ciò che normalmente normale ( è voluto) dovrebbe essere in una grande squadra per istituzione, magnificente costruzione di pensiero e di dominante visione tecnico-tattica, emanazione di sé nell’esposizione doverosa della propria grandezza e della propria mentalità vincente, non ha sempre riguardato ( per usare un eufemismo) ciò che Allegri ha consegnato ai posteri relativamente all’essenza delle proprie squadre.

Così scopriamo dopo Udine che se hai a disposizione gente del calibro di Modric, Pulisic, Rabiot nonché l’incredibilmente da tempo immemore sottovalutato Saelemakaers,  se indossi la maglia del Milan e fai un’ottima partita tutto diviene assurdo in senso positivo al punto tale da nominare un carro su cui oggi tutti vorrebbero salire.

Evidentemente qualcuno ci ha per anni veramente abituato male.

In altre circostanze Allegri destò queste reazioni, l’ultima, guarda un po’, dopo aver vinto proprio ad Udine con lo stesso punteggio con la sua Juve, appena due stagioni fa: in tanti iniziarono a romanzare parlando di futuro e conclamato dominio, di visioni stravolte, di un tecnico finalmente volto alla modernità e al bel calcio…poi sappiamo tutti com’è andata e quanto aberranti siano stati alcuni atteggiamenti all’interno e all’esterno del terreno di gioco. Cremonese, Lecce, Bologna, Udinese: meglio essere cauti. Nell’unica gara leggermente insidiosa l’imprescindibile Pulisic è partito dalla panchina per lasciare spazio in qualità di seconda punta a Loftus-Cheek.

Riflettiamo.

Colui che ha sempre affermato di amare la tecnica e i grandi giocatori non ha mai battuto ciglio nel preferire spesso gli Emanuelson ai Robinho, i Flamini, i Nocerino e gli Aquilani ai Seedorf. Fino all’eresia calcistica consumatasi nel preferire Van Bommel a Pirlo. Quello che si è visto ad Udine rappresenta, sulla panchina di una grande squadra e avendo a disposizione elementi che di per sé dipingono calcio, tutto ciò che abitualmente dovrebbe abitare l’espressione calcistica e tutto ciò che dovrebbe essere normalità nell’esposizione di una mentalità tipicamente appartenente ad un club delle dimensioni del Milan. Tenuta mentale, voglia di imporsi, spessore caratteriale, trasmissione di cattiveria agonistica, doverosa intelaiatura tecnico-tattica, sono prerogative indispensabili e per alcuni aspetti minime di qualsivoglia allenatore chiamato a guidare un grosso club, indipendentemente dal fatto che non si vinca o altri risultino più attrezzati e più bravi.

Il Milan è chiamato a competere per il tricolore, doverosamente: non è la candidata principale ovviamente, ma ha i mezzi per farlo. Qualora non lo vincesse, nessuno oserebbe gridare allo scandalo, bisognerebbe poi analizzare il percorso e i limiti superati o da superare.

Or dunque: cosa ha effettivamente fatto di così straordinario ed entusiasticamente inconcepibile Allegri mettendo la squadra nelle condizioni di potersi esprimere come visto in quel di Udine?  Aspettiamo impegni più significativi. Fermo restando che, considerando la natura di alcuni elementi, sarebbe anche difficile immaginare la consueta involuzione in termini di gioco che ha quasi sempre contraddistinto il percorso di un tecnico che in troppe occasioni ha sposato una mentalità speculativa colpevole di aver costretto le proprie squadre ad essere inferiori a sé stesse.

Come quando, correva la stagione 2011-12, perse oggettivamente uno scudetto alla portata contro la prima Juve di Conte, pur disponendo di una formazione in quel momento notevolmente superiore ai bianconeri. Giusto sottolineare la prestazione di Udine, ma serve equilibrio. Se poi, dopo oltre vent’anni di carriera, il buon Max si sia convinto finalmente che esprimersi ( non diversamente, proprio esprimersi) sia peculiarità imprescindibile nella modernità ben venga. Meglio tardi che mai.

BIO: ANDREA FIORE

Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito  tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.

2 risposte

  1. Buongiorno Andrea, articolo interessante e, da parte mia condivisibile: aspettiamo test più complicati. Come Napoli e Juventus. Nella stagione 75/76, dopo una partenza simile, cioè sostenuta da due vittorie e due pareggi, con partite non del tutto convincenti, eccetto il 4a0 con l’Ascoli, ecco dicevo che poi arrivarono due sconfitte di misura con Juventus a San Siro e Napoli al San Paolo. A parte questa coincidenza scaramantica, è giusto ricordare, con tutto il rispetto per le squadre affrontate, che per il Milan dovrebbero essere risultati scontati. Il Milan dovrebbe vincere normalmente oltre 20 partite a campionato e non dovrebbe perderne oltre 5.
    Dovrebbe possedere professionisti che pensano solo al campo e non a coloranti i capelli o incidere album musicali. Dovrebbero prendere i giocatori e catechizzarli a Milanello a telecamere spente e non a picchiarli o tentare di far ciò, davanti a 70000 spettatori. Ecco, noi sportivi di vecchia data (quantomeno parlo per me!)siamo abituati a certe cose ed aver visto lo scempio degli ultimi 10 anni è la ANORMALITA’ eppure al momento è così.
    L’arrivo di gente come Rabiot, ma soprattutto Modric, rappresenta un innalzamento, oltre che del livello tecnico, del livello professionale. Noi non abbiamo giocatori di quel valore dai tempi di Pirlo, ma soprattutto (parlando di Modric), di Seedorf.
    Allegri, nonostante tutti i suoi difetti caratteriali, rappresenta un innalzamento di cultura calcistica rispetto agli allenatori degli ultimi 15 anni( guarda caso dall’Allegriuno).
    Personalmente credo che questi elementi servano particolarmente per il presente, cioè per tornare ad un livello accettabile nel “rendimento nazionale”: sarebbe già qualcosa, lottare sino all’ultima giornata per lo scudetto.
    Ma in futuro se Cardinale vorrà essere il Berlusconi 2(parole sue!), dovrà alzare ulteriormente il livello sia dell’allenatore che dei fuoriclasse. In sostanza Allegri è bravo ma non rappresenta lo stile Milan che gioca in attacco (per intenderci, Ancelotti, Capello, Sacchi), ma questo, oltre che dal lavoro settimanale, come giustamente ha sottolineato più volte Filippo Galli, è dato anche dal valore dei giocatori (ottenere risultati con Van Basten è meno complicato che con Piatek o Gimenez, con tutto il rispetto). Ciò significa, che, secondo me, i fuoriclasse di 40 anni non saranno più sufficienti per concorrere in Europa, ma ci vorrà il Modric di 25/30 anni, cioè nel piene della sua forza.
    In questo periodo storico, però, questi grandi professionisti sono utilissimi per dar capire che il cooling break si fa tutti insieme, il rigore lo tira il designato, e i sociali non siano il primo pensiero di questi “ragazzi”. Con la speranza che i dirigenti non cedano i giocatori alle 20e35 del sabato sera…grazie e buona giornata.

  2. I test complicati sono arrivati, anche se non sono finiti: complimenti a Modric &Co.; tra l’altro si poteva fare meglio, ma sono contento di come sta andando e di essermi sbagliato!

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