SAN SIRO MUTO, IL CUORE CHE FA MALE: MILAN – BOLOGNA TRA SILENZI E PROTESTA

San Siro, domenica sera, non ha cantato. E per chi ama il Milan, per chi ha visto questo stadio tremare sotto il peso dei cori e delle bandiere, è stata una ferita aperta. Nel silenzio ovattato dell’impianto, rotto solo dalla voce dello speaker che all’inizio ha provato a lanciare il tradizionale “forza lotta vincerai, non vi lasceremo mai”, e dal secondo arancio che dopo il gol di Modric ha osato intonare un coro, abbiamo sofferto. Sofferto perché San Siro non è mai stato un luogo di quiete: è stato una casa viva, una fucina di emozioni, un vulcano che ribolliva di passione.

La Curva Sud ha scelto la protesta, e lo ha fatto nel modo più potente: il silenzio. Nessun bandierone, nessuna voce. Un messaggio forte contro una società che non ascolta, contro il caro biglietti che allontana la gente comune, contro il divieto di usare le bandiere che svuota la nostra identità. E mentre il Milan, pur tra mille difficoltà, vince di misura sul Bologna grazie alla prima, bellissima rete in rossonero di Luka Modric – un destro chirurgico al 61’, dopo la cavalcata di Loftus-Cheek e il cross basso di Saelemaekers – il cuore non riesce a gioire fino in fondo.
Abbiamo esultato, certo, quando il pallone ha baciato la rete. Abbiamo trattenuto il fiato nel finale convulso, con Allegri espulso per proteste dopo il VAR che ha tolto un rigore ai rossoblù. Abbiamo guardato la classifica: sei punti, quarto posto insieme a Cremonese e Roma, tre lunghezze da Napoli e Juventus. Ma il silenzio di San Siro rimbombava più forte di qualsiasi classifica.
 
Perché San Siro non è San Siro senza i suoi cori. Non è San Siro senza la sua curva che canta fino a perdere la voce, senza quelle bandiere che raccontano una storia che è la nostra storia. Questo silenzio non è indifferenza, è dolore. È il grido muto di chi ama troppo per restare a guardare.
E allora, da giornalisti ma soprattutto da tifosi, lo diciamo chiaro: noi soffriamo a sentire San Siro in silenzio. Vogliamo due cose, semplici e non negoziabili: vogliamo indietro i cori dei tifosi e vogliamo che Gerry Cardinale se ne vada. Perché il Milan non è un’azienda qualsiasi, non è un brand da spremere, è un pezzo di vita che si canta e si sventola, che si difende e si ama. 
I tre punti restano, Modric ha iniziato la sua storia rossonera, ma questa notte ci ricorderemo soprattutto del vuoto. Perché niente, nemmeno una vittoria, è più rumoroso di un San Siro muto.

BIO: Mauro Pigozzo (Castelfranco Veneto, 9 gennaio 1980) è giornalista appassionato narratore di storie legate al running (ne scrive su corriere.it), al vino e al territorio veneto (su Corriere del Veneto). Rossonero fin dalla nascita, sogna ancora i gol di Van Basten e quando si sveglia vede gli occhi di Sheva prima di quel rigore. Il paradiso esiste, è San Siro che canta… non ti ho tradito mai. 

2 risposte

  1. Buongiorno Mauro, il proprietario Cardinale e tutto il suo staff ha rovinato non solo la squadra (già in passato sono state fatte cessioni ed acquisti non condivisi), ma anche l’ambiente. Per cui l’unico modo per riportare il sereno, è veder andare via questa proprietà.
    Questo non è lo stile Milan, uno stile che, voglio assolutamente sottolineare, non è nato nel Febbraio 1986, ma c’era già molto prima. Uno stile che affonda le sue radici nella classe dei Liedholm e degli Schiaffino, dell’attaccamento alla maglia dei Perversi e degli Anquilletti, della generosità dei Lodetti e dei Buriani, per arrivare quasi ai giorni nostri. Quasi, perché tanti giocatori ci hanno messo del loro per farci diventare “asettici”. I comportamenti dei Donnarumma, Kessie, Chalanoglu, Theo Hernandez ed in qualche modo Leao (speriamo che quest’ultimo mi faccia ricredere), per non parlare di Bennacer, a me personalmente, hanno fatto staccare e “stancare” per la prima volta, dopo oltre 50 anni.
    Se i nostri giocatori con il loro impegno, la loro generosità, la loro compostezza (differenza netta tra Ibrahimovic e Modric), dimostrano rispetto per quei 70000 che, inspiegabilmente vanno tutte le “domeniche”, già sarebbe un buon inizio. Non basterà una partita, ma sarà necessaria un’intera stagione.
    Capisco che l’argomento riguarda prevalentemente il boicottaggio da parte della curva, ma qui si rischia di dimenticare le “brutture” eseguite dalla società per acquisti e cessioni di questi anni e la poca professionalità di alcuni calciatori.
    Le cessioni di Tonali e Kalulu, sono difficilmente comprensibili, come gli acquisti di Emerson e Morata, per fare alcuni nomi, a menoche non ci sia qualcosa d’altro che noi non sappiamo.
    I comportamenti di Hernandez (cooling break con Leao ed espulsione, per me voluta con Feyenoord) e le passeggiate di Leao a raccogliere fiorellini, sono inammissibili, soprattutto alla luce della professionalità di un fuoriclasse come Modric che lotta, suda, corre per quel che può e ci onora della sua presenza e della sua educazione. Grazie.

  2. Gran bell’articolo Mauro, lo condivido in pieno come anche l’argomentato commento di Giampaolo. Da un lato è glaciale udire il mutismo di un San Siro di norma abituato a punte sonore superiori ai 100 Decibel ma dall’altro è peccaminoso il comportamento di questa società americana che ha scambiato lignaggio, retaggio e storia del nostro Milan in una speculativa Banca d’affari Senza badare ai contenuti sportivi e sopratutto al Cuore di milioni di tifosi Rossoneri!
    Buona giornata.

    Massimo 48

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