UN’ITALIA PARADOSSALE

Dieci gol in due partite e l’illusione che basti. Quattro presi, di cui due regalati con autolesionismo puerile, e la certezza che non basti. La doppia sfida valevole per le qualificazioni ai Mondiali 2026 si chiude come un torneo di scapoli e ammogliati: allegramente in avanti, disastrosamente indietro. L’Estonia, materasso da palestra, ha preso cinque scoppole come da copione. Israele, squadra non proprio di élite ma scaltra, ci ha costretti a una corrida da 5-4 che grida vendetta.

Gattuso, al debutto da CT, è già dentro il tritacarne. Predica equilibrio e raccoglie squilibri: lo spartito offensivo funziona, quello difensivo pare scritto da un’orchestra stonata. Kean e Retegui sono i due tamburi che picchiano forte: d’altronde hanno segnato più di chiunque in Serie A la scorsa stagione. Dietro, però, le maglie si slargano come calzoni da sagrestano: Locatelli e Bastoni, complici goffi, firmano due autogol da manuale dell’orrore.

Gattuso non è nato ieri: da tecnico aveva mostrato idee discrete in avanti, ma le sue difese, da Pisa a Valencia, hanno spesso ballato il liscio. Oggi la storia si ripete. Prendere quattro gol da Israele, settantesimo nel ranking FIFA, non è peccato veniale: è bestemmia calcistica. E se non fosse stato per l’ultima “spizzata” di Di Lorenzo al 97’, stavamo parlando di 5-5: roba da bar Sport, non da nazionale campione d’Europa appena quattro anni fa.

I numeri confermano: precisione passaggi appena sopra l’80%, che per certi palcoscenici è roba da dilettanti ambiziosi. Non abbiamo la seta della Spagna, ma certi errori di misura, da gente che ha vinto scudetti e giocato finali di Champions, puzzano di superficialità. È mancanza di coesione, di spirito di sacrificio, di quella che una volta chiamavamo “patria pedatoria”. Le colpe non stanno solo nei singoli. Dimarco s’è fatto infilzare a sinistra, Mancini ha faticato con la linea a quattro, Di Lorenzo ha tenuto fino all’ingresso di Orsolini che ha spalancato la porta agli israeliani. Ma il problema non è un nome o l’altro: è che manca un sistema, manca l’equilibrio. È la solita Italia recente: grande cuore, piedi anche buoni, ma cervello assente.

Gattuso lo ammette: “Abbiamo preso gol assurdi. Mi assumo la colpa, dobbiamo migliorare”. Bene, anzi benissimo: l’onestà non gli manca. Ora però servono scelte impopolari. L’idea di sacrificare un fluidificante e piazzare Calafiori sulla corsia, come fa all’Arsenal, non è eresia ma pragmatismo. Cristante, che non sarà Rodri, può dare copertura. Meglio un gregario utile che un calciatore più tecnico ma fuori parte. Il vero paradosso è che davanti sembriamo finalmente credibili: Retegui e Kean non saranno Vieri o Inzaghi, ma hanno la stoffa per reggere l’azzurro. L’attacco segna, diverte, convince. È dietro che la nazionale sembra un pollaio alla prima volpe. Le transizioni difensive sono disastrose, e non per scarsa qualità: i nostri difensori giocano nei club top d’Europa. Manca il cemento, manca il fuoco sacro.

La strada ai Mondiali resta impervia. Non ci qualifichiamo da due edizioni e l’ombra dei playoff si allunga già sinistra. Estonia e Israele torneranno presto come sparring partner: serviranno per provare a saldare una squadra che oggi pare un mosaico scomposto. Poi, a meno di clamorosi tonfi della Norvegia, verranno i playoff, quelli veri, quelli che non perdonano. Lì non basteranno i gol di Kean e Retegui: serviranno nervi saldi, umiltà, equilibrio. Gattuso deve trovare in fretta la ricetta. Per ora la sua Italia è una nazionale generosa e sgangherata, che segna e concede, che entusiasma e spaventa. Una nazionale che, se non cambia pelle, rischia di guardare il Mondiale in tivù per la terza volta di fila. E allora, altro che scapoli e ammogliati: saremmo noi a restare fuori dal banchetto.

BIO: VINCENZO DI MASO

Traduttore e interprete con una spiccata passione per la narrazione sportiva. Arabista e anglista di formazione, si avvale della conoscenza delle lingue per cercare info per i suoi contributi.

Residente a Lisbona, sposato con Ana e papà di Leonardo. Torna frequentemente in Italia. 

Collaborazioni con Rivista Contrasti, Persemprecalcio, Zona Cesarini e Rispetta lo Sport.

Appassionato lettore di Galeano, Soriano, Brera e Minà. Utilizzatore (o abusatore?) di brerismi.

Sostenitore di un calcio etico e pulito, sognando utopisticamente che un giorno i componenti di due tifoserie rivali possano bere una birra insieme nel post-partita.

2 risposte

  1. Buongiorno Vincenzo. Il livello di questa nazionale è pari all’imparzialita’ del cronista e del commento tecnico: tutto molto imbarazzante.
    Tra l’altro ho letto che il nostro capitano della nostra nazionale ha fatto polemica tutta la partita.
    Zoff, altro Capitano della Nostra Nazionale non muoveva nemmeno i capelli.
    Ci qualificheremo?: può essere, ma quello che si vede è la mancanza di veri giocatori e di tutto uno staff tecnico e dirigenziale. Siamo veramente poco cosa, soprattutto dal punto di vista etico.

  2. Carissimo Vincenzo, gran bel pezzo intanto, complimenti! Dopo l’11 a 1 della Norvegia il suolo inizia a precipitare sotto i nostri piedi. Servirà un miracolo sportivo con annesse nostre vittorie, che con questa Nazionale non mi pare un dato scontato. Sarebbe insopportabile non vedere per la terza volta l’ Italia ai Mondiali. Certo, è capitato anche ad alcune grandi nazionali ( Portogallo, in particolare dal 1970 al 1982 e poi dal 1990 al 1998) mancare il pass, ma siamo l’Italia! Un mondiale senza di noi non potrà mai essere la stessa cosa, ci diciamo. Non è forse che gli altri si stanno abituando a questa assenza? I quattro gol subiti da Israele, non certo da Olanda e Germania (è capitato pure sotto la guida di Lippi di vincere una sofferta partita contro la Bielorussia per 4-3 ma avevamo certezze, ecco) sono il sintomo di qualcosa che non funziona tatticamente, fisicamente e strutturalmente. Barella e Dimarco sono letteralmente in riserva, la difesa arranca, il centrocampo alle volte non regge. Potremmo parlare dei problemi del sistema, di carne a cuocere c’è n’è. Nota positiva l’attacco che ha trovato forse una coppia capace di fare gol. Vedremo, il 16 novembre, giorno dell’ultima partita contro la Norvegia, non è poi così lontano…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *