IL PUNTO SULLA SERIE A – COMO: UNA SORPRESA ANNUNCIATA (CON TANTE INCERTEZZE)

Pessime notizie dal Lario: chiunque visiterà il Sinigaglia avrà problemi. Essere ospiti del Como è difficile per qualsiasi squadra, dalle big in corsa per lo scudetto alle provinciali. Entusiasmo, talento e qualche problema: già lo scorso campionato aveva dimostrato che la squadra biancoblu non si sarebbe accontentata del ruolo di neopromossa in lotta per la salvezza; il rischio di fare il passo più lungo della gamba però incombe, e non di rado il piccolo grande Como inciampa.

Passato prossimo

Nell’estate 2024 se ne parlava come della più probabile candidata al fanalino di coda del campionato, convinzione rafforzata dal 3-0 subito in partenza allo Juventus Stadium e dai due soli punti raccolti nelle prime quattro gare: poi è arrivata la vittoria per 2-3 in casa dell’Atalanta (campione in carica dell’Europa League e arrivata terza a fine stagione), e la piccola squadra lombarda ha attirato attenzioni più serie: tanto più che Nico Paz, trequartista argentino-spagnolo inviato sul Lario dal Real Madrid (col quale appena diciannovenne aveva giocato, e segnato, in Champions League) per fare gavetta, si affermava come uno dei giovani più promettenti del massimo campionato italiano. Nonostante alcune delusioni (il pareggio casalingo per 1-1 contro il Monza allo sbaraglio, il tonante 1-5 subito sempre al Sinigaglia dalla Lazio, le lamentele per l’arbitraggio nella sconfitta per 2-1 a S. Siro col Milan), il Como terminava, da neopromosso, il campionato di serie A del 2024/25 al decimo posto, dopo aver fatto qualche vittima prestigiosa: l’Atalanta, la Roma (con un rocambolesco 2-0 fra il 93’ e il ’97 in riva al lago), la Fiorentina (0-2 al Franchi) e soprattutto il Napoli, che poi avrebbe vinto lo scudetto (2-1 al Sinigaglia); oltre a stravincere il derby di ritorno (1-3, fermandosi nel secondo tempo per non infierire sul Monza ormai smantellato).

Como 1907’s Nico Paz in action during the Serie A Enilive 2024/2025 soccer match between Como and Roma at the Giuseppe Sinigaglia stadium in Como, north Italy – Sunday December 15, 2024. Sport – Soccer. (Photo by Antonio Saia/LaPresse)

Un bel bilancio, per una società sopravvissuta a fallimenti, rimasta per anni ostaggio di avventurieri, personaggi improvvisati, cambi di proprietà non proprio limpidi, il fallimento (non il primo) e la rifondazione del 2017, era nei Dilettanti ancora nel 2018-’19, nel 2019-’20 lottava per la salvezza in C, e fra il 2021 e il ’23 faceva lo stesso in B.

Arrivi e partenze sul Lario

Il salto della qualità è cominciato con Mirwan Suwarso (suo il portale per l’intrattenimento Mola), super-manager  indonesiano nominato presidente della squadra lariana dai fratelli Michael e Robert Hartono, suoi connazionali nonché proprietari di Djarum, colosso asiatico del tabacco e dei chiodi di garofano con cui producono le sigarette “kretek”.

Superato un primo, brutale impatto con la serie B, il Como del 2023-’24 ha conquistato una agevole promozione in A e l’estate successiva ha ingaggiato qualche veterano acciaccato (i portieri Emil Audero e Pepe Reina, l’attaccante Andrea Belotti), uno dei migliori giocatori del precedente campionato (il brasiliano Gabriel Strefezza, dal Lecce) e varie promesse – su tutti, il citato Nico Paz. All’entusiasmo per le prestazioni della squadra prima della pausa natalizia è seguito un calciomercato invernale con cifre da “big” europea”, 47 milioni di euro per l’acquisto di sei cartellini (Caqueret, Douvikas, Diao, Vojvoda, Butez, Smolcic) e un prestito oneroso (Ikoné), più un prestito a titolo gratuito (Valle) e uno svincolato (Dele Alli), lasciando andare in prestito, fra gli altri, Belotti al Benfica, Audero e l’eterno sottovalutato Simone Verdi.

Evidente il rafforzamento della squadra, eppure lo sforzo appariva esagerato: nel girone del ritorno il Como racimolava quasi gli stessi punti dell’Hellas Verona, che aveva concluso la sessione di mercato di gennaio senza spendere un centesimo. Se il senegalese Assane Diao, acquistato per 12 milioni, si presentava con raffiche di gol per poi esaurire la sua vena realizzativa, il punto di riferimento restava Nico Paz, acquistato per 6 milioni dal Real Madrid e presto richiesto (invano) dall’Inter.

Il campionato 2024-’25 finiva comunque con tanto entusiasmo intorno al Como, considerato la sorpresa della serie A italiana; entusiasmo che ha portato gestione a presidenza a una campagna d’acquisti estiva esagerata. Una raffica di prestiti per alleggerire il monte-ingaggi, e nemmeno 20 milioni incassati dalle cessioni (Strefezza ceduto all’Olympiacos, Belotti al Cagliari e Patrick Cutrone prestato al Parma) a fronte di oltre 110 milioni di acquisti in giro per l’Europa (le conferme di Van der Brempt dal Salisburgo e di Valle dal Barcellona; oltre a Baturina dalla Dinamo Zagabria, Jesus Rodriguez dal Betis, Kuhn dal Celtic Glasgow, Addai dall’AZ Alkmaar, Perrone dal Manchester City; poi Ramon, Mazzitelli, Felipe Jack) e il clamoroso arrivo, in prestito dal Milan, di Alvaro Morata (dopo un passaggio al Galatasaray), attaccante dal fisico e soprattutto dalla carriera imponenti: un Europeo e una Nations League vinti con la nazionale spagnola, due campionati spagnoli , due italiani e due turchi, due Champions League, una Supercoppa europea e un Mondiale per club, vestendo le maglie di Real e Atletico Madrid, Juventus e Chelsea. Il Como dei giovanissimi ha così trovato una star esperta, una guida in campo da affiancare a Cesc Fabregas.

Grandi investimenti e progetti seri, che però non hanno impedito una delusione: con buona pace dei proclami che si susseguono da anni, e nonostante l’intesa tra la società e il comune comaschi, non è ancora stato effettuato il rifacimento, più che necessario, dello stadio: il Sinigaglia è un impianto affascinante in virtù della sua collocazione: tra il lago di Como e il Novocomum (il condominio razionalista progettato da Giuseppe Terragni), fra l’hangar degli idrovolanti e il Tempio Voltiano; ma è anche una struttura fatiscente (le curve sono formate da panche metalliche, e la tribuna distinti è quantomeno squallida), senza un parcheggio (a parte quello, minuscolo, per le autorità), incastrato fra il lungolago e l’incrocio (assai trafficato) viale fratelli Rosselli – viale Vittorio Veneto – via f.lli Recchi (già devastato dal susseguirsi, che ormai va avanti da decenni, di rifacimenti sciagurati), il che porta inoltre al fastidio per i frequentatori del  lago dovuto all’interruzione, quando il Como gioca nel suo stadio, del tratto di Lungolario fra il centro città e Villa Olmo. Per di più, i 12mila posti del fatiscente stadio Sinigaglia potevano bastare al “piccolo” Como di qualche anno fa; ma già alla fine del 2024 hanno cominciato a dimostrarsi insufficienti, le partite casalinghe hanno da allora quasi sempre registrato il “sold out” e molti tifosi restano delusi. Le crescenti ambizioni della squadra si accompagnano alla crescente richiesta di biglietti, e il Sinigaglia è troppo piccolo e soprattutto troppo malconcio per fare da cornice al grande calcio: la bellezza del suo contesto e la sua scenografia spettacolare aumentano la frustrazione per le sue condizioni.

Il Como oggi (e domani chissà)

Non solo il mercato faraonico della scorsa estate: il Como ha rintuzzato la corte fatta dall’Inter sia a Nico Paz che a Cesc Fabregas. Il primo è ancora la giovanissima stella che col suo talento illumina il piccolo stadio lariano; Fabregas invece, calciatore gloriosissimo (due Europei e un Mondiale con la Spagna, oltre a campionati, coppe e supercoppe vinti con Barcellona, Arsenal e Chelsea) che compensa la pochissima esperienza da allenatore (ha debuttato proprio col Como, nel 2023 da calciatore-allenatore e nel ’23-’24 da vice di Jack Gattuso, diventando “mister” a tutti gli effetti nell’ultimo campionato in B) con ambizione, entusiasmo e ponderazione. Il suo è un calcio aggressivo, veloce ma anche paziente e tattico: troppo prudente, secondo alcuni tifosi che lo scorso campionato lamentavano la tendenza alla “pareggite”, e il cambiamento dal gioco fin troppo audace del girone d’andata a quello un po’ noioso del ritorno; non abbastanza, secondo lo stesso Fabregas, che non rilascia mai alcuna dichiarazione in linea con i toni trionfanti della dirigenza e dei tifosi. Anzi, dopo la vittoria per 3-1 nel primo turno di Coppa Italia, a metà agosto col Sudtirol, ha addirittura lanciato un allarme: se giochiamo così contro una squadra di B, in serie A non abbiamo speranze. Eppure della società Fabregas stesso fa parte, detenendone una quota: un legame serio fra un allenatore di livello europeo e una squadra di provincia con grandi ambizioni.

Il Como del 2025-’26 è un potenziamento di quello della stagione precedente: non ci sono più (per il momento) gli attori di Hollywood in tribuna (nello scorso campionato sono stati ospitati, fra gli altri, uno Hugh Grant plaudente e saltellante, il sempre inespressivo premio Oscar Adrien Brody, e Keira Knightley che dopo aver sopportato un pomeriggio freddissimo in tribuna ha esultato da ultrà per i gol rifilati alla Roma) e i mini-concerti, molto brutti, prima delle partite (iniziativa forse tralasciata dopo l’esibizione, prima di Como-Monza, dei La Rappresentate di Lista, con gli altrimenti funzionantissimi altoparlanti dello stadio che hanno scelto proprio il concerto per spegnersi; e dopo la contestazione tanto pesante quanto legittima di entrambe le tifoserie al trapper Frah Quintale prima di Como-Atalanta). C’è ancora la forte intesa con la città: lo slogan “Semm Cumasch” e il relativo merchandising infesta tutta Como; nonostante la grave situazione dello stadio, il Como 1907 e la città di Como hanno realizzato la giusta miscela di “appeal” internazionale (allo stadio non ci sono solo gli attori, ma anche tanti, forse troppi, turisti) e identità locale; intesa che è mancata ai rivali del Monza, sia per le minori dimensioni del tifo e della tradizione biancorossi, sia per la precisa – e illegittima – scelta politica dell’amministrazione Pilotto, in carica dall’estate 2022, di non dare il minimo appoggio alla società e alla squadra portati in serie A, in quegli stessi mesi, da Silvio Berlusconi e dalla Fininvest.

La grande alleanza fra Como e la sua città ha portato, lo scorso luglio, alla Como Cup, con manifesti “vintage” ispirati alla tradizione turistica del Lario e la proposta prepotente della squadra sullo scenario internazionale: invitando due nobili del calcio europeo (Ajax e Celtic Glasgow) e una rappresentante dell’emergente calcio arabo (l’Al Ahli) il Como si è autoproclamato non più provinciale italiana, ma piccola potenza europea. Per di più, il Como (che aveva già sconfitto in amichevole il Lille per 3-2) ha vinto la sua stessa coppa: uno scontato 3-1 nella semifinale contro l’Al Ahli, e un più convincente e, considerando il peso storico delle contendenti più del loro attuale stato di forma, clamoroso 3-0 sull’Ajax in finale. In agosto il Como confermava le proprie velleità europee sconfiggendo a Siviglia il Betis, ancora 3-2, in una “amichevole” terminata in rissa; pochi giorni dopo però il trofeo Gamper, organizzato per consuetudine dall’ex squadra di Fabregas, il Barcellona, poneva un serio monito a non confondere sogni e realtà, con un perentorio 5-0 in favore dei blaugrana. Anche alla luce del severo risultato del Gamper sembra eccessivo il pessimismo del buon Fabregas, che subito dopo Ferragosto commentava con toni tetri il prevedibile passaggio dal primo turno di Coppa Italia.

Siamo quindi al principio del campionato appena cominciato, il secondo di fila in A, il quindicesimo nella storia del Como, la squadra di Borgonovo, Corneliusson, Dirceu, Meroni e Vierchowod; non la più blasonata fra le lombarde, ma al momento intenzionata a scalare questa gerarchia (e non solo): un campionato cominciato benissimo, con un secco 2-0 a discapito di una Lazio presentatasi, nel fresco pomeriggio del 24 agosto, arrendevole e remissiva. Passato “alla storia” (come i giornali hanno detto, con toni un po’ eccessivo) perché l’arbitro Manganiello è stato il primo in Italia ad annunciare (con toni un po’ stentorei, da alcuni definiti quasi mussoliniani) al pubblico, allo stadio e in tv, una decisione del VAR (l’annullamento per un fuorigioco meno che millimetrico d’un gol in contropiede del laziale Castellanos), l’incontro ha visto i biancoblu lombardi annullare i biancazzurri laziali, al punto che il risultato, considerando anche il potenziale terzo gol stampato dal bravo Vojvoda sulla traversa con un tiro di forza terrificante, sembra stare stretta ai voltiani. 19 tiri (di cui 6 in porta) contro 5 (1 in porta), 537 passaggi riusciti contro 309, 6 calci d’angolo a zero, e soprattutto un pesantissimo squilibrio nel tempo di gioco trascorso all’attacco: con tutto il rispetto dovuto alla squadra, Maurizio Sarri non ha esagerato quando ha definito la prestazione della sua Lazio come “da serie C”. La partita va vista da entrambi i lati: lodevolissimo il Como, e ammirevoli il bel gol di Douvikas e quello, bellissimo, di Nico Paz, su punizione; insufficiente la Lazio (penalizzata, va rimarcato, dal non aver potuto fare acquisti in estate); quando infatti, alla giornata successiva (in cui la squadra di Sarri si è riavuta, prevalendo 4-0 sull’Hellas) il Como ha incontrato un’avversaria più convinta, solida, e di maggior qualità, non lo è andata così bene. Il 30 agosto al Dall’Ara il Como è stato, per una saggia decisione di Fabregas, più prudente: la sfida quasi scacchistica con il Bologna di Vincenzo Italiano, campione in carica della Coppa Italia e candidata alle parti alte della classifica, è stata vinta dai felsinei per 1-0, con un gol di Orsolini. Nulla di tragico: perdere contro l’ormai ottimo Bologna, e comunque di misura, non ha niente di disonorevole.

Prima di parlare di Europa si deve però avere pazienza. Cesc Fabregas è un allenatore giovane eppure maturo, che ha alle spalle poca esperienza in panchina ma è anche un signore intelligente. Il Como è una bella squadra e una bella realtà, con alcune difficoltà ma anche tanta serietà. Ha moltissimi giocatori giovani: un problema, data l’inesperienza, ma anche un’opportunità; e per ora questi ragazzi non sono solo delle promesse – Nico Paz è l’esempio più noto. Curiosamente, la rosa è una delle più basse d’Europa; in un momento nel quale i calciatori sono selezionati quasi ossessivamente in base all’imponenza fisica. Eppure la Champions League è stata vinta (anzi, stravinta) da un PSG con molti giocatori di statura media contro l’Inter dei corazzieri. Segno anche questo di scelte originali, compiute non in base alle mode, ma seguendo delle idee proprie, peculiari e precise.

Prima delle partite al vetusto Sinigaglia, la discesa in campo dei portieri comaschi per l’allenamento è annunciata dalle note di Enter Sandman, la celebre e bellissima canzone dei Metallica sugli incubi dei bambini. Le squadre italiane, quest’anno, e quelle europee, dall’anno prossimo, sono avvisate: giocare sul lago contro il Como è un incubo.

BIO: Tommaso de Brabant è nato a Milano nel 1987 ed è cresciuto in Brianza. Ha studiato lettere e storia dell’arte, è stato addetto alla sicurezza negli stadi di Como, Milano e Monza, è comparso in tre film di Pupi Avati (“Lei mi parla ancora”, “La quattordicesima domenica del tempo ordinario” e “L’orto americano”) e ha pubblicato due libri di storia contemporanea: “La Lupa e il Sol Levante” (Firenze 2021), sulla Seconda Guerra Mondiale, e “Il garofano e la fiamma” (Sesto San Giovanni 2024), riguardante Bettino Craxi. Già tifoso del Milan, simpatizza per la Roma.

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