LE PREMESSE:
Sembra un paradosso ma la Fiorentina che si approccia alla stagione sportiva 2025-2026 rappresenta un’incognita sotto vari punti di vista.
Il paradosso risiede nel fatto che, nonostante buona parte dei pezzi pregiati siano rimasti in viola, vige ad oggi una discreta dose di incertezza in merito alla tipologia di calcio che si vedrà in riva all’Arno.
L’esperienza di Raffaele Palladino, conclusasi con tanto di dimissioni (accettate dalla società e benedette dalla maggioranza dei supporters), non è stata ritenuta soddisfacente nonostante i 65 punti in campionato ed un sesto posto conclusivo che, per quanto favorito da circostanze particolari dell’ultima di stagione, risulta di norma sufficiente per accedere all’Europa League.
Gli incastri del finale di campionato, con il Bologna qualificato alla seconda competizione europea a seguito della vittoria in Coppa Italia, accompagnano per il quarto anno consecutivo la Fiorentina in Conference League dove nell’ultima stagione si è fermata alla semifinale, al cospetto del primo avversario serio dopo aver precedentemente rischiato di uscire nel preliminare estivo.
In precedenza erano state due le finali giocate, con Vincenzo Italiano in panchina, da una Fiorentina più convincente dal punto di vista del gioco, nonostante l’assenza di bocche da fuoco offensive paragonabili a quelle avute da Palladino.
Il tutto senza il lieto fine della vittoria di un trofeo che a Firenze manca dal 2001.
La proposta calcistica dell’ex allenatore del Monza ancorata ad un baricentro basso, poco palleggio, scarsa occupazione degli spazi in avanzamento, con tanto campo da lasciare a Kean, non ha gratificato il senso estetico degli spettatori, al netto di un rapporto mai del tutto sbocciato tra la dirigenza ed un tecnico a cui fa comunque onore aver rassegnato le dimissioni senza la sicurezza di una panchina pronta ad accoglierlo.
Sul finire della scorsa stagione, la Fiorentina si è trovata nella non invidiabile situazione di dover gestire un’infinità di calciatori in prestito i cui riscatti, se esercitati in toto, avrebbero portato la proprietà gigliata ad un esborso complessivo per soli cartellini pari a 100 milioni di Euro.
Con una spesa simile la squadra sarebbe stata la stessa dello scorso anno!
Le basi di partenza del calciomercato, a giugno 2025, non erano pertanto solide ma la responsabilità va ascritta esclusivamente ai dirigenti viola intervenuti negli ultimi giorni di calciomercato senza una vera idea di costruzione di squadra.
LA SQUADRA
Memore di quanto accaduto in precedenza, all’inizio di questa sessione la società ha mosso passi importanti.
Prolungato il contratto a De Gea, portiere dal rendimento eccellente nonostante l’anno sabbatico post esperienza allo United, da subito si è cercato di coprire la falla che si sarebbe creata dall’eventuale partenza di Kean, ritenuta probabile dopo una stagione che faceva presagire un numero importante di offerte per il cartellino dell’attaccante acquistato a 13 milioni con clausola rescissoria da 52.
L’eventuale sostituto di Moise è stato subito individuato in Piccoli, tenuto in stand by per due mesi.
Di offerte a Kean in realtà non ne sono arrivate molte; tra queste quelle più vantaggiose economicamente (provenienti dall’Arabia) sono state rispedite al mittente in considerazione del fatto che, nell’anno che porta al mondiale, rimanere in viola con posto da titolare può aprire la strada dell’azzurro.
Nel frattempo si è vestito di viola anche il trentannovenne Dzeko che, nell’ottica dell’arrivo di Piccoli, poteva far comodo come usato (molto usato) sicuro in virtù di un’intelligenza calcistica senza eguali.
Si è arrivati così alla fine del mercato con Piccoli bloccato il che, senza la cessione di Kean, ha provocato un esborso di 27 milioni per un attaccante al momento non necessario.
Tre centravanti per un posto, sembrano oggettivamente troppi anche in considerazione dei costi legati all’operazione dell’ex cagliaritano.
Nella costruzione della squadra, le valutazioni (non sempre coerenti) si sono concentrate sul centrocampo.
Dalla composizione Cataldi-Bove-Adli, protagonista della serie di otto vittorie di fila dell’autunno scorso, si è passati a tutt’altra struttura.
Inizialmente, complice l’intenzione di approcciare un sistema 1-3-4-2-1, si è partiti dall’idea di posizionare Fagioli (il cui riscatto, divenuto obbligatorio in virtù della qualificazione europea, ha comportato un esborso complessivo pari quasi a 20 milioni di Euro) davanti alla difesa, affiancandogli un giocatore di dinamismo ed aggressività come Sohm, prelevato dal Parma con spesa da 15 milioni di Euro che pochi non sono.
Doveva essere, questa soluzione, un’apertura al tridente Gudmonsson-Dzeko-Kean.
L’idea, provata nelle settimane estive, è stata accantonata con l’inizio delle gare ufficiali, per manifesta carenza di solidità e di equilibrio, e rimodulata con l’innesto prima di Ndour in mediana e poi del recuperato e sempre utile Mandragora.
Appare normale che una squadra che difende a cinque copra meglio il campo con un centrocampo a tre, a dispetto di un tridente difficile da sostenere soprattutto se uno dei due trequarti è rappresentato da un calciatore dalla mobilità limitata come Dzeko.
Sul finire del calciomercato, vi è stata un’inversione di rotta che ha portato all’acquisto di Nicolussi Caviglia il che fa sottendere ad uno spostamento di Fagioli nella posizione di mezzala con l’ex veneziano ad agire da play davanti alla difesa.
Lo ribadiamo: nonostante otto (se non nove) undicesimi presenti lo scorso anno, la Fiorentina è un cantiere aperto la cui proposta di calcio per il momento si fatica ad intravedere.
E se è vero che per i risultati, per l’oliatura dei meccanismi e per la conoscenza tra calciatori è doveroso aspettare del tempo, i principi di gioco degli allenatori, quando sono costruttivi, virtuosi e propositivi, si dovrebbero vedere da subito.
Circostanza di cui sono a conoscenza i tifosi gigliati che ricordano come Montella, Sousa, Italiano ed il primo Prandelli mostrarono sin dall’inizio il tipo di calcio a cui avrebbero aderito per l’intera stagione.
Fagioli ad oggi rappresenta un enigma.
L’ex juventino si è dimostrato un giocatore a 180 gradi, non a 360 come necessita il ruolo di play, ed in fase costruzione tende a qualche tocco di troppo. Per qualità tecniche pare più a suo agio nel ruolo di interno ma, pur rubando di tanto in tanto l’occhio, ad oggi non garantisce un numero soddisfacente di reti e giocate dirimenti. Qualità, queste ultime, che aveva dimostrato di possedere Adlì, pur bacchettato per eccessive distrazioni e passo compassato.
Detto della sicurezza Gosens, giocatore di livello superiore alla Fiorentina, di un Dodò sempre nel limbo tra il buon giocatore che è ed un campione che forse non sarà mai, e di un pacchetto difensivo a cui si aggiungono Viti ed il giovane ex Barcellona Kospo, dal punto di vista delle individualità l’altra incognita è rappresentata da Gudmundsson.
Dopo una stagione viziata da infortuni e da vicende personali che ne hanno condizionato il rendimento, l’islandese è chiamato a mostrare con continuità i colpi che per ora ha dispensato a corrente alternata. Contrariamente al pensiero di molti, non è un calciatore che lega le fasi. Non è un elemento abile a “fare gioco”: è piuttosto un elemento che “fa le giocate”. Dà il meglio di sé nella fase di rifinitura e di conclusione. Chiamandolo a contribuire alla fase di sviluppo si rischia di disinnescarlo. Una squadra abituata a giocare per Kean, sarà in grado di integrarlo nei movimenti offensivi?
Un centravanti a suo agio nel rimanere da solo in avanti, saprà interagire con un chirurgo della giocata come Gud?
Tanti sono stati gli esuberi da piazzare. Tutti giocatori arrivati con grandi speranze e buone referenze ma deludenti o non coinvolti appieno. Dalle cessioni di Barak, Brekalo, Ikone e Beltran la società sperava di realizzare di più.
Ad esclusione del croato, gli altri tre, per motivi differenti, rappresentano dei rimpianti ma la loro esperienza a Firenze era inesorabilmente compromessa.
Chissà che Beltran non possa tornare a fine prestito…
Di sicuro vi è il passivo con cui i viola hanno concluso il mercato non avendo compensato con una cessione il disavanzo maturato con l’esborso sostenuto per Piccoli. Disavanzo di per sé già importante a seguito dei riscatti di Gosens, Gudmunsson e Fagioli e dell’acquisto di Sohm.
L’ALLENATORE
L’annuncio di Stefano Pioli alla guida della Fiorentina è stato salutato con entusiasmo da buona parte del mondo calcistico viola.
Tanto gli addetti ai lavori che i supporters fiorentini hanno aperto un credito importante in favore dell’allenatore parmigiano nonostante la sua prima esperienza in viola non sia passata agli annali per il gioco gradevole e/o per la brillantezza delle idee di campo.
Era una Fiorentina, quella del biennio 2017-19, abituata a mettersi a specchio con l’avversario, che rifuggiva dalle idee di palleggio e aveva in Chiesa e, per alcuni mesi, in Muriel l’uomo a cui affidarsi per qualche strappo.
Una squadra piatta, senza aspirazioni di gioco.
Di sicuro, erano gli anni del disimpegno della famiglia Della Valle e la rosa non era all’altezza di aspirazioni europee ma l’immagine lasciata ai posteri non è quella di una squadra dalle trame calcistiche evolute o abbaglianti.
Nonostante questo, dicevamo, l’ex tecnico rossonero è stato accolto con molto entusiasmo.
Una parte del credito di cui Pioli gode a Firenze è conseguente alla straordinaria gestione del post tragedia di Astori mentre un’altra parte è frutto del tricolore conquistato alla guida del Milan.
Chi scrive è dell’avviso che forse si stiano sopravvalutando le capacità del tecnico dal punto di vista della brillantezza del gioco.
Al Milan è stato demiurgo di un piccolo capolavoro basandosi su alcune individualità, su un asse specifico (Maignan-Theo-Leao) e sulla presenza di Ibrahimovic.
A Firenze non vi saranno condizioni simili.
La Fiorentina se vuole evolvere deve farlo con il gioco e con il lavoro di campo.
La società ha fatto su di lui un investimento importante nonostante l’esperienza non positiva in Arabia e ora tocca a Stefano far giocare bene una squadra che risulta nuova nonostante interpreti vecchi.
Non sarà semplice.
Serviranno cervello, conoscenze e coraggio.
La dirigenza ha azzardato nel momento in cui, immaginiamo con l’assenso del tecnico, ha lasciato partire tutti gli esterni offensivi potenzialmente in grado di saltare l’uomo per aderire ad un progetto tecnico che non prevede la circolazione di palla in favore di un’aggressività e di un fluidità che, secondo le intenzioni (sulla carta) del mister, dovrebbe comportare un continuo cambio di posizioni e funzioni.
La nostra opinione è che difficilmente la squadra viola potrà dare l’assalto ai primi 4-5 posti in campionato. Dopo essersi vista nell’ultimo decennio scavalcare nelle gerarchie dall’Atalanta e nell’ultimo biennio patire il Bologna, ora dovrà confrontarsi anche con il Como per l’agognato posto europeo. Il che non rappresenta una prospettiva gradevole considerato quanto il presidente Commisso ha speso negli ultimi anni.
Ha “speso”, non investito….
E oggi la Fiorentina è chiamata ad invertire la rotta il che non sarà facile. La partecipazione alla coppa internazionale garantirà visibilità ad alcune seconde linee. Tra tutti i calciatori inespressi potrebbe accendersi Richardson che, seppur a piccole dosi, ha fatto intravedere delle movenze da giocatore moderno.
Potrebbe essere l’Europa (ancorché minore) il terreno di caccia dei gigliati.
Sarà forse questa l’annata che vedrà il cammino in Conference League concludersi con l’alzata della Coppa?

BIO: Alessio Rui è nato e vive a San Donà di Piave-VE ove svolge la professione di avvocato. Dal 2005 collabora con la Rivista “Giustizia Sportiva”, pubblicando saggi e commenti inerenti al diritto dello sport. Appassionato e studioso di tutte le discipline sportive, riconosce al calcio una forza divulgativa senza eguali. Auspica che tutti coloro che frequentano gli ambienti calcistici siano posti nella condizione di apprendere principi ed idee che, fatte proprie, possano contribuire ad una formazione basata su metodo e coerenza, senza mai risultare ostili al cambiamento.










2 risposte
Caro Avvocato Rui il suo articolo mi piace, come altri suoi “pezzi” stavolta però non concordo al 100 per cento. Mister Pioli( ammetto di essere poco oggettivo) ci ha fatto vincere uno scudetto meraviglioso con sprazzi di ottimo gioco. Per me è un valore aggiunto per ogni squadra. Il suo lavoro è sempre stato sminuito perché non è un rosicone, e’ uno sportivo, non gode di buona stampa,al di la’ di qualche “ scivolone” dialettico nell’ultimo periodo da noi, e gli sono sempre state date squadre inferiori ai propri competitors. Un saluto
Danilo Festa
Gentile Danilo,
Innanzi tutto grazie.
Se vi è un posto nel mondo in cui Pioli gode di buona stampa questo è Firenze. A mio parere anche troppa per il pregresso ma è Firenze.
Nell’anno e mezzo di esperienza in viola la rosa, come giustamente afferma, non era granché ma non si è mai visto giocare a calcio.
Al Milan ha fatto bene, in un paio di stagioni benissimo, ma alla Fiorentina servono gioco e costrutto per evolvere e non so quanto Pioli possa innestarne.
In Arabia è andato molto male, nonostante investimenti super.
Sotto il profilo umano non lo conosco ma, credimi, a volte cade in qualche scivolone.