I ragazzi del nuovo mister Renna, rinforzati da qualche inserimento esterno, iniziano bene la stagione: 1-2 a Lecce, con doppietta di Simone Lontani e troppi errori nel finale sui cui ci sarà da lavorare. Bene il difensore centrale Piermarini (scuola Ascoli), qualche perplessità sul ruolo di prima punta
C’è molta attesa per il debutto di stasera contro il Bari, in Coppa Italia. Dal mercato e dalle amichevoli, nessuno – credo – ha capito bene che razza di squadra ci troviamo (più forte? Più debole? Più accorta difensivamente?), e abbiamo un disperato bisogno di test probanti. Ma intanto, in attesa di iniziare a saggiare il peso specifico della squadra di Allegri, oggi ha debuttato anche la nostra Primavera, che durante l’estate ha cambiato molto: e allora può forse valere la pena di sbirciare nel laboratorio dove si formano i giovani rossoneri.
Un nuovo mister dall’U17
Innanzitutto è cambiato l’allenatore: Federico Guidi ha dato le dimissioni a fine stagione per tornare ad allenare la Primavera della Roma, dal cui settore giovanile proveniva. Al suo posto è stato promosso Giovanni Renna, che aveva portato la nostra Under 17 alla finale scudetto, persa ai rigori. Nuovi anche diversi giocatori: qualcuno salito dalle categorie inferiori, qualcuno arrivato da altre squadre. E allora partiamo proprio dalla formazione di partenza dei rossoneri, impegnati a Lecce, per prendere confidenza con i nuovi nomi.
Renna schiera una sorta di 1-4-3-3 così costruito: Longoni in porta; davanti a lui una linea a quattro che, da destra a sinistra, vede Cappelletti, Piermarini (che se fossimo Carlo Pellegatti avremmo già soprannominato “L’Architetto”, come il suo omonimo progettista del Teatro alla Scala), Cullotta, Perera; a centrocampo Sala è il playmaker con Bonomi e Mancioppi ai lati; in attacco Castiello è la punta centrale, con Scotti a destra e Lontani a sinistra che a turno si abbassano per dare una mano al centrocampo.
Palle inattive sfruttate male
Il primo tempo mostra un Lecce più padrone del gioco, anche a causa di qualche errore in uscita (come quello Sala al 10’, che spalanca una prateria e si conclude con un tiro alto che ci grazia). Il Milan, tuttavia, ha diverse occasioni da palla inattiva, che nascono a loro volta da veloci rovesciamenti di fronte. Al 30’ battiamo un corner che finisce nelle mani del portiere leccese Penev; al 35’ Scotti viene atterrato al limite: cartellino giallo e punizione battuta da Bonomi che cerca l’angolino di precisione ma finisce fuori; al 38’ azione quasi identica, con Cappelletti che viene atterrato (qui il giallo è arancione), ma il tiro di Lontani finisce sul fondo; al 43’ Castiello si abbassa a recuperare una bella palla, azione in contropiede ma l’ultimo passaggio è sbagliato; un minuto dopo battiamo un corner all’indietro (chissà perché) e la palla finisce sul fondo. Insomma, cattiva gestione delle palle inattive, mai pericolose. Rischiamo invece nel finale, con due calci d’angolo per il Lecce. I primi 45 minuti ci dicono che Piermarini (2006), difensore centrale proveniente dall’Ascoli e destinato al Milan Futuro più che alla Primavera, ha una facilità di palleggio e di uscita palla al piede che raramente si vede in serie A: speriamo che si confermi. Molto bene anche Cappelletti (2007) sulla fascia destra. Per i leccesi, inizio di partita stellare per l’esterno offensivo Onyemachi, veramente ovunque, che però piano piano esce dalla partita. Per il resto, poco da annotare.
Tutto in sei minuti
Il secondo tempo è decisamente più vivace. Parte bene il Lecce, con una grande occasione al 50’ per Laerke che spara alto. Un minuto dopo ci prova Filippo Scotti, ma è bravo Penev. Pochi minuti dopo, un grande lancio di Sala per Bonomi che serve Scotti: si supera ancora Penev. Al 58’ arriva il gol. Il portiere del Lecce avanza molto per rinviare un pallone, che finisce a Scotti: l’esterno si accorge che la porta è sguarnita e di prima intenzione crossa dalla trequarti destra per Lontani, che di testa mette in porta un pallone facile. Grande collaborazione fra i due esterni d’attacco! Al 64’ ancora un gol rossonero: Cappelletti sulla fascia, all’altezza della trequarti, lotta caparbiamente per domare il pallone, pressato fra il difensore e la linea laterale, riesce a girarsi e crossa sul secondo palo, dove ancora Simone Lontani colpisce di testa e manda nell’angolino basso, dove il pur bravo Penev non può arrivare.
Dieci minuti di black-out
Iniziano in cambi, prima sulla panchina del Lecce e poi su quella del Milan: Cullotta lascia il posto a Pagliei, proveniente dal Verona; poco dopo escono Cappelletti per Colombo e Lontani per Di Siena. Mettere forze fresche sembra la cosa giusta da fare. E invece qualcosa si inceppa nei meccanismi psico-fisici dei ragazzi in maglia rossonera, che iniziano a sbagliare ripetutamente le uscite dalla trequarti con un modello che sembra ripetersi all’infinito: e all’82’, proprio su palla persa di Colombo, Milojevic ringrazia e segna l’1-2. Al 90’ (intanto i minuti di recupero sono 6!) è Pagliei a dimenticarsi il pallone in uscita: Kodor raccoglie e tira in porta, dove Longoni salva la giornata. Ma il recupero più bello è quello di Piermarini che, a porta completamente vuota dopo l’ennesimo errore in uscita (questa volta di Perera) si lancia in scivolata ed evita un gol che sembrava già fatto. Per fortuna il tempo passa, la palla esce spesso in un finale concitato e alla fine l’arbitro fischia. Il Milan Primavera porta a casa una buona vittoria in trasferta, anche se con troppa fatica per come si erano messe le cose.
Che cosa sia successo dall’80’ in poi non sappiamo dirlo. Forse i cambi invece di immettere forze fresche hanno disarticolato gli automatismi difensivi? Forse è più una questione di testa e di nervi saldi, dal momento che a sbagliare sono stati sia i subentrati che i titolari? Non lo sappiamo. È certamente presto per giudicare, ma la sensazione è che organizzazione e freddezza dovranno senz’altro crescere.
Prima punta cercasi?
Sui singoli, abbiamo già detto di Mattia Piermarini, giocatore di 1,90 che non ha buttato via un pallone, ma ha sempre cercato il dialogo con i compagni o l’uscita palla al piede, su cui è difficilmente arrestabile: sembra un ottimo innesto. Bene Cappelletti, vivace e preciso, e bene anche Sala, cui spetta il difficile compito di abbassarsi per giocare il primo pallone: un lavoro, lo sappiamo, ad altissimo coefficiente di rischio, perché una palla persa in quella posizione apre una voragine in una zona pericolosa del campo. Sempre vivace Filippo Scotti, che ha il merito di avere propiziato il primo gol, e spietato Simone Lontani, che senza avere toccato tantissimi palloni ha avuto il merito di trasformarli con la massima efficienza. Ingiudicabile Alex Castiello, scuola Atalanta, che ha avuto pochi palloni giocabili ma che al momento non ci pare quel tipo di centravanti capace di lottare in area, far salire la squadra, sfruttare le palle inattive e in generale fare gol. Un centravanti che – lasciando stare Camarda, una totale anomalia per il suo percorso in relazione all’età – alla Primavera rossonera manca dai tempi di Lorenzo Colombo, tanto è vero che nella scorsa stagione era Scotti a giocare da falsa punta. Speriamo che nella cantera milanista si stia già muovendo “il nuovo Camarda”.

BIO: Luca Villani è nato a Milano il 31 gennaio 1965. Giornalista professionista, oggi si occupa di comunicazione aziendale e insegna all’Università del Piemonte Orientale. Tifoso milanista da sempre, ha sviluppato negli anni una inspiegabile passione per il calcio giovanile e in particolare per la Primavera rossonera. Una volta Kakà lo ha citato in un suo post su Instagram e da quel momento non è più lo stesso.









