In principio erano un po’ di corsa per smaltire qualche chiletto delle vacanze, palestra e solo dopo un giorno o due – finalmente – il pallone. I ritiri estivi, al fresco delle montagne, iniziavano con partitelle in famiglia, qualche amichevole con i dilettanti, al massimo una sfida con una squadra di serie B o C. Il campionato era a 16 squadre, le coppe europee contavano una decina di gare (tra andata e ritorno) solo per chi arrivava fino in fondo: la Copppa Uefa, istituita nel 1971 in sostituzione della Coppa delle Fiere, contava 64 iscritte e iniziava quindi dai 32esimi. Coppa dei Campioni e Coppa delle Coppe partivano invece dai 16esimi. Le stagioni si concludevano a maggio, in Italia in giugno si giocavano tutte le gare della fase finale della Coppa Italia, luglio era il mese sacro per le vacanze e i calendari avevano il “via!” a settembre inoltrato, qualche volta persino ottobre. Altri tempi, altri metodi, altre abitudini.
Quella di sfidare squadre di basso livello in estate, in attesa delle prime di Coppa Italia, è stata comunque una convenzione durata fino al 1988. Vi pose fine, manco a dirlo, Arrigo Sacchi. Il mago di Fusignano fu il primo ad abolire il ritiro in montagna: sin dal 1987 il Milan prese ad allenarsi dal primo giorno a Milanello, prima amichevole con la Solbiatese di Solbiate Arno che confina con Carnago, il paese dove sorge Milanello. Dall’anno successivo, con i rossoneri campioni d’Italia, Arrigo volle partire a spron battuto: mi ricordo una prima amichevole a Verona contro i gialloblù (che rimproverai scherzosamente all’allora dg Paolo Taveggia: “Ci porti a festeggiare il tricolore in casa della tifoseria che ci ama meno?”), poi tournée a Londra contro Bayern, Arsenal e Tottenham, amichevole a Eindhoven contro il PSV, trofeo Bernabeu a Madrid contro il Real. Partenza lanciata, quindi.
Sacchi voleva che il Milan, assente dalle Coppe europee da qualche anno e dalla Coppa dei Campioni – da cui uscì presto – da quasi 10 anni prima, si immergesse immediatamente nel clima internazionale, alzando da subito l’asticella. Di quell’estate incredibile del 1988 contro colossi del calcio europeo, che vissi e raccontai su “Forza Milan!” passo passo insieme con la squadra, ricordo un aneddoto in cui è racchiuso molto del modo di pensare di Arrigo. I rossoneri avevano vinto entrambe le partite al quadrangolare di Wembley e, subito dopo Ferragosto, raggiunsero Eindhoven per affrontare il PSV che era una delle formazioni emergenti a livello continentale. Vinsero agevolmente anche quella partita, 2-0, dopo di che rientrammo in albergo. I giornalisti al seguito erano pochissimi e io ero stato invitato (insieme con il fotografo Marco Buzzi) dal capo ufficio stampa Guido Susini a cenare nell’hotel dov’eravamo ospiti con la squadra, al tavolo con lui, Taveggia, Ramaccioni, Sacchi, Pincolini, Galbiati, il dottor Monti. L’amichevole era stata giocata di sera e in Olanda a una cert’ora i locali chiudono… Prima di entrare nel ristorante, Susini mi strattonò: “E’ di umore pessimo, Arrigo. Mi raccomando…”. Cenammo in un silenzio spettrale, si sentiva solo il rumore delle posate, fino a che lo sguardo di Sacchi si incrociò con il mio. Non riuscii a trattenermi, avvertendo la tensione che salì al picco dopo la mia domanda: “Perché sei incazzato, Arrigo?” Lui sbarrò gli occhi: “Non riesco a pérdere! Non c’è modo di pérdere una partita!”Non capivo, quindi nonostante i calci sotto al tavolo di Taveggia lo incalzai: “E qual è il problema?” “Il problema è che se le vinciamo tutte, i giocatori pensano che sia tutto facile e io faccio fatica a spiegare loro cosa non funziona, ti guardano come per dire: ‘ma cosa vuoi, abbiamo vinto!’. Stasera le ho provate tutte, ho messo una formazione improponibile… Abbiamo vinto lo stesso”. Provai a consolarlo, nonostante i calci che ancora il buon Taveggia continuava a rifilarmi: “Va beh, dai, andiamo a perdere l’amichevole di Madrid, pigliamo una bella, sonora batosta”. Gli strappai una mezza risata, tutti i commensali si rilassarono. Pochi giorni dopo il Milan andò a vincere 1-3 al Bernabeu, segnò un gol anche Lupetto Mannari. Nel maggio del 1989 i rossoneri avrebbero conquistato la Coppa dei Campioni. Negli ultimi lustri, nonostante i calendari intasati, imperversano tournée precampionato con grandi club nonostante siano ancora incompleti e in piena costruzione: sponsor, ingaggi, diritti tv hanno la meglio su esigenze di preparazione di un certo tipo. Gli allenatori (e i giocatori) si sono adeguati. Non sempre lo spettacolo è all’altezza, ma di sicuro aumentano le aspettative, dunque l’interesse. Un obiettivo diverso da quello sportivo, ma del resto (o purtroppo) l’aspetto economico ha decisamente preso il sopravvento.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di MilanTv e collabora con Sportitalia e 7GoldSport. Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.










6 risposte
“Non riesco a pérdere! Non c’è modo di pérdere una partita!”…
E’ bastato aspettare qualche anno…ora ne perdiamo a manciate…purtoppo.
Semplice, con quei giocatori non potevi perdere…
Non sono d’accordo Gian Paolo.
Buonasera Filippo, rispetto il pensiero, ma secondo me eravate una squadra veramente forte, al punto che è stata definita la squadra di club più forte del secolo scorso. Non voglio sminuire il lavoro di Arrigo Sacchi (anche perché io non sono nessuno), ma indubbiamente, a parte qualche passaggio a vuoto, tra l’altro dominando l’avversario (Fiorentina 0a2 alla seconda giornata 87/88, per fare un esempio), quel Milan era stupendo. Merito di Sacchi?. Si!. Merito di voi giocatori?. Si+Si!.
Esattamente Gian Paolo, lavoro sistemico e merito di giocatori, allenatore, staff, proprietà e management!
Buon Ferragosto
Filippo
Aneddoto spettacolare !
Un grande e gigantesco grazie per quello che avete fatto , e per il modo in cui lo avete fatto !
Siete fonte di grandissima ispirazione !
Ciao Filippo e Luca !