Ogni approccio ha il suo linguaggio. Un nuovo lessico per un nuovo orizzonte formativo.
Se le cose cambiano, non possono essere definite come prima. La frase esprime l’impossibilità di continuare ad utilizzare vecchie categorie (esercizio, dimostrazione, correzione) in un contesto trasformato. Se l’apprendimento non è più lineare ma emergente, se il gioco non è solo esecuzione ma evento, se il giocatore è un soggetto intenzionale e non un esecutore passivo, allora anche la didattica, la progettazione e l’allenamento devono mutare radicalmente.
L’approccio fenomenologico-enattivo offre un linguaggio capace di dare voce alla complessità del gioco e della formazione. Le parole non sono strumenti neutri, ma dispositivi epistemologici che plasmano la pratica. Parlare di centri di formazione come ambienti enattivi, di competenze situate, di intuizione e anticipazione come espressioni dell’incarnato, permette di costruire un calcio più umano, più complesso, più autentico.
Le parole non sono strumenti neutri, ma dispositivi epistemologici che plasmano la pratica.
COMINCIAMO DA QUI
Nel calcio moderno si assiste a una crescente differenziazione tra l’atleta, il calciatore e il giocatore. L’approccio fenomenologico-enattivo propone una riflessione radicale: al centro non c’è né l’atleta, inteso come corpo performante, né il calciatore come esecutore tecnico-tattico, ma il giocatore, soggetto incarnato, intenzionale, situato. Parallelamente, l’oggetto dell’apprendimento non è il modello di gioco come struttura prescrittiva, ma la realtà autentica del gioco, con le sue variabilità, indeterminazioni e possibilità emergenti. Queste due espressioni non sono solo concetti, ma trasformazioni operative che ridefiniscono l’intero processo formativo nel calcio.
Dal calciatore al giocatore situato
L’atleta viene preparato per misurare prestazioni. Il calciatore è spesso inteso come colui che esegue compiti tecnici e tattici. Il giocatore fenomenologico-enattivo è un soggetto incarnato, immerso nel flusso del gioco, che agisce con intenzionalità e senso. Non è separato dal contesto, ma co-evolve con esso. Il suo sapere non è astratto, ma corporeo, vissuto, situato.
Dalla costruzione del modello alla scoperta della realtà autentica del gioco
Il modello di gioco è una rappresentazione esterna, spesso imposta, che il calciatore dovrebbe interiorizzare. La realtà autentica del gioco è ciò che accade nel qui-e-ora dell’evento calcistico. È irriducibile a uno schema. L’approccio fenomenologico-enattivo non mira a costruire il gioco, ma a far emergere il gioco a partire dai giocatori e dal contesto.
Compiti di realtà e traguardi attesi
Compito di realtà: Gioco trasformativo 4v4+2 jolly
Contesto: gioco in spazio medio, con 2 jolly neutrali che giocano sempre con la squadra in possesso.
Regola: ogni 3 passaggi effettuati in zona centrale attivano la possibilità di finalizzare in una delle due porticine.
Traguardi attesi:
– Capacità di riconoscere il momento opportuno per finalizzare.
– Intenzionalità situata nella gestione dei tempi di gioco.
– Coordinazione tra attacco e supporto emergente, non preordinata.
Compito di realtà: Costruzione fluida dal basso in 6v6+1
Contesto: campo diviso in 3 settori, la costruzione inizia dal portiere.
Regola: obbligo di passare da almeno due settori prima della finalizzazione.
Traguardi attesi:
– Percezione delle traiettorie e delle relazioni dinamiche.
– Co-decisione tra portatore e compagni.
– Adattamento non lineare alle pressioni avversarie.
Compito di realtà: Transizione reattiva e contropiede 5v5
Contesto: campo orizzontale diviso in due metà; si gioca libero, ma ogni palla recuperata deve essere finalizzata entro 8 secondi.
Traguardi attesi:
– Attivazione rapida del pensiero situato.
– Coordinazione intenzionale tra recupero e proiezione offensiva.- Gestione del tempo come vincolo generativo.
Il passaggio da atleta a giocatore, da modello a realtà autentica, segna una svolta epistemologica e metodologica. Il calcio, nella visione fenomenologico-enattiva, diventa spazio esperienziale, processo co-evolutivo, espressione incarnata. I compiti di realtà non addestrano a replicare, ma aprono alla scoperta. I traguardi non sono standard, ma tracce di senso emergente.
ORA DA FENOMENOLOGICO-ENATTIVO COMINCIAMO NEL RISPETTO DELLA REALTÀ AUTENTICA DEL GIOCO IN MANIERA CAOTICA E NON LINEARE
I VERBI DEL PARADIGMA PERTINENTE

Elicitare: il verbo dell’approccio fenomenologico-enattivo nel calcio, un verbo per un allenamento autentico. Nel lessico dell’approccio fenomenologico-enattivo nel calcio, “elicitare” è un verbo chiave. Non indica l’atto di trasmettere o imporre contenuti, ma quello di far emergere possibilità d’azione, intenzionalità e senso attraverso ambienti enattivi e configurazioni situate.Allenare, in questa prospettiva, significa elicitare il gioco che abita il giocatore, facilitare l’emergere di condotte significative, stimolare l’intelligenza situata in un contesto incarnato.
Inoltre, Elicitare: agire attraverso l’ambiente L’allenatore non insegna il gesto, ma crea le condizioni affinché quel gesto emerga in modo autentico. Un ambiente enattivo ben progettato è capace di elicitare risposte motorie, percettive, affettive e decisionali senza doverle prescrivere. Si tratta di generare un campo di forze in cui il giocatore si orienta in base alla disponibilità situata della palla, agli spazi, agli avversari, alle traiettorie temporali del gioco.
ALCUNE PROPOSTE DI ATTIVITÀ ENATTIVE
1: transizioni non lineari della disponibilità della palla
In una configurazione di gioco in cui i giocatori devono reagire a un cambio improvviso di disponibilità della palla, l’allenatore può creare una situazione in cui la palla viene “liberata” in modo imprevedibile. Questa instabilità elicitante stimola la prontezza percettiva, l’adattamento corporeo e la capacità di anticipazione probabilistica. Il giocatore non si limita a reagire, ma si muove in anticipo, sviluppando intuito incarnato.
2: elicitiamo l’intenzione
In una situazione di 4 vs 4 + 3 jolly, con compiti multipli per i jolly, l’allenatore elicitando più linee di passaggio e possibilità di interazione costringe i giocatori a chiarire la propria intenzione nel gioco. Non possono muoversi in automatico: devono orientare la propria corporeità verso scelte significative. Emerge così una competenza situata radicata nella realtà autentica del gioco.
3: elicitiamo la co-evoluzione
Una proposta che alterna fasi di superiorità numerica, parità e inferiorità, in sequenze non prevedibili, permette ai giocatori di co-evolvere con il contesto. L’ambiente stesso “parla” al giocatore, elicitando risposte flessibili e creative, senza doverle imporre verbalmente.
Elicitare è fenomenologico
Il verbo “elicitare” rispetta la centralità dell’esperienza vissuta del giocatore. L’allenatore non corregge da fuori, ma si affida alla potenza trasformativa dell’ambiente enattivo. Il senso del gioco, le intenzioni, i comportamenti emergono dalla relazione tra corpo, tempo, spazio e interazione.
Scegliere di elicitare e non di spiegare, mostrare, far ripetere, significa cambiare radicalmente prospettiva. Significa fidarsi del giocatore e del potere generativo del gioco. Significa allenare nella realtà autentica, con la realtà autentica e per la realtà autentica del gioco.
Di seguito esploriamo altri verbi più significativi di questo lessico trasformativo.
Promuovere
Allenare in chiave enattiva significa promuovere possibilità d’azione, di senso e di trasformazione. Non si tratta di imporre comportamenti, ma di favorire l’emergere di traiettorie personali e collettive all’interno del gioco. L’allenatore non prescrive, ma promuove contesti generativi.
Assecondare
Ogni giocatore ha un ritmo, un vissuto, una corporeità propria. L’approccio enattivo invita ad assecondare questi elementi, senza forzature né standardizzazioni. Allenare non è omologare, ma riconoscere e accompagnare le unicità soggettive.
Sollecitare
L’apprendimento enattivo nasce dallo squilibrio creativo. L’allenatore sollecita il giocatore a percepire, scegliere, rischiare, riflettere, adattarsi. Sollecitare significa creare tensioni formative, configurazioni che stimolano la crescita incarnata.
Sedimentare
Non tutto si apprende in tempo reale. L’esperienza ha bisogno di tempo per essere compresa, interiorizzata, trasformata in sapere. L’allenatore deve rispettare i tempi della sedimentazione, favorendo il consolidamento delle esperienze significative.
Dialogare
Allenare è dialogare. Non si tratta di dare ordini, ma di instaurare un dialogo tra vissuti, tra percezioni, tra intenzioni. Il dialogo è anche corporeo, non solo verbale. Il gioco diventa un linguaggio condiviso, un luogo di comprensione reciproca.
Coevolvere
Nel sistema enattivo, giocatore e ambiente non sono entità separate, ma co-evolvono. Il giocatore trasforma il gioco e ne è trasformato. L’allenamento è un processo di coevoluzione tra soggettività, contesti, intenzionalità e possibilità d’azione.
Emergere
La prestazione non si costruisce pezzo per pezzo, ma emerge dal tutto. Le configurazioni di gioco, le abilità, le decisioni non si insegnano, ma emergono dalla pratica situata. L’allenatore crea le condizioni affinché il gioco possa emergere dai giocatori.
Trasformare
Ogni esperienza significativa è trasformativa. Il gioco autentico cambia il giocatore, e il giocatore cambia il gioco. L’approccio enattivo considera la formazione come un processo continuo di trasformazione reciproca e incarnata.
Progettare
Creare ambienti generati. Progettare significa creare ambienti enattivi che sollecitano l’apprendimento significativo. L’allenatore non pianifica sequenze lineari di esercizi, ma progetta configurazioni di gioco che stimolino la percezione, l’adattamento e la riflessione incarnata. L’atto di progettare diventa così un gesto pedagogico profondamente relazionale.
Osservare:
Cogliere senso e intenzionalità. L’osservazione non è una raccolta di dati oggettivi, ma una pratica interpretativa. Nell’approccio enattivo, osservare significa cogliere l’intenzionalità situata del giocatore, le sue traiettorie di senso, la qualità relazionale dei suoi comportamenti e la sua presenza incarnata nel gioco. L’osservazione diventa così un atto fenomenologico.

Ambienti enattivi: dove il senso si co-costruisce
L’ambiente enattivo non è un contenitore statico o uno scenario passivo. È un sistema dinamico dove giocatori, palla, compagni, avversari e spazio-tempo co-evolvono. È il luogo in cui il senso dell’azione si costruisce nel fare, attraverso la relazione tra il corpo del giocatore e la realtà situata. In questi ambienti, ogni esperienza è unica e irripetibile, e l’apprendimento non è mai l’acquisizione di schemi fissi, ma un processo di scoperta incarnata.Esperienze situate di apprendimento: il sapere che nasce dal fare
Allenare attraverso esperienze situate significa progettare contesti autentici, in cui i giocatori apprendono nel vivo del gioco. L’allenatore non “spiega per far eseguire”, ma facilita situazioni che sollecitano la percezione, la decisione e l’azione in modo circolare e simultaneo. Il sapere non è trasmesso, ma agito e vissuto. Il gesto tecnico e quello motorio si fondono nell’agito intenzionale: non c’è più separazione tra teoria e pratica, tra allenamento e partita.
Traguardi attesi: orizzonti dinamici di senso
I traguardi attesi in questo approccio non sono mai rigidi obiettivi prestabiliti, ma orizzonti di senso in continua ridefinizione. Essi emergono dal contesto, si modellano nel tempo e si fondano sull’esperienza viva del gioco. Sono punti di orientamento per l’azione, non bersagli da centrare meccanicamente.
Proprietà emergenti: l’intelligenza del collettivo
Il gioco è un sistema complesso-adattivo, in cui il comportamento collettivo della squadra non è la somma delle azioni individuali, ma una proprietà emergente delle relazioni tra i giocatori. Le configurazioni di gioco si trasformano continuamente, e l’intelligenza collettiva si manifesta attraverso la capacità del gruppo di co-adattarsi, di leggere le possibilità d’azione e di generare senso all’interno dell’ambiente enattivo.
Transizioni non lineari della disponibilità della palla Nel linguaggio dell’approccio fenomenologico-enattivo, la palla non è mai un oggetto neutro, ma il cuore pulsante della realtà situata. La sua disponibilità cambia in modo non lineare: non si passa semplicemente da un possesso all’altro, ma si attraversano soglie di significato, che trasformano il contesto percettivo-decisionale del giocatore. L’apprendimento si radica proprio nell’abilità di attraversare queste transizioni con consapevolezza situata, sviluppando una sensibilità per le micro-dinamiche del gioco.
Accoppiamento strutturale: l’allenamento come co-evoluzione
Il calciatore non è un esecutore isolato, ma un sistema vivente che si struttura nel rapporto dinamico con l’ambiente di gioco. Ogni esercitazione, ogni situazione in campo, è una forma di accoppiamento strutturale, dove il giocatore si modifica attraverso il contesto e, a sua volta, lo modifica. Allenare in chiave enattiva significa progettare contesti aperti, flessibili, vivi, che stimolino questa co-evoluzione tra soggetto e gioco. Non si tratta di adattarsi all’ambiente, ma di co-costruire con esso nuove possibilità d’azione.
Intenzionalità: dal gesto alla condotta significativa
La tecnica, in questo modello, non è un insieme di abilità meccaniche, ma un’espressione incarnata di un’intenzionalità situata. Un passaggio, un dribbling, un pressing non sono mai azioni isolate, ma modi intenzionali di essere nel gioco, dentro un flusso di significato.
Allenare l’intenzionalità significa progettare esercizi che abbiano un senso per il giocatore,che emergano dalla situazione e non siano imposti dall’esterno. L’intenzionalità trasforma l’allenamento in apprendimento significativo.
Intenzionalità, senso, significato e scopo all’agire situato nel calcio.
Dalla filosofia dell’azione alla pratica sul campo: quando il giocatore sente il gioco e agisce con consapevolezza situata
Nel calcio contemporaneo, il giocatore non può più essere concepito come un semplice esecutore di schemi predefiniti. L’approccio fenomenologico-enattivo ci invita a una rivoluzione epistemologica: mettere al centro l’esperienza vissuta del giocatore, il suo essere-nel-gioco, dove ogni gesto ha una direzione (intenzionalità), una coerenza con ciò che accade (senso), una profondità simbolica (significato) e una finalità concreta (scopo).
Intenzionalità: l’azione che parte da dentro
L’intenzionalità non è semplicemente la volontà di compiere un’azione, ma la direzione che ilvissuto del giocatore dà al suo agire. È ciò che permette al calciatore di non “fare” qualcosa nel vuoto, ma di orientare il suo gesto verso un orizzonte significativo, in relazione con la palla, i compagni, gli avversari e il contesto.
Senso: il legame con il contesto
Il senso non è un significato astratto, ma la risonanza tra l’agire del giocatore e la situazione in cui si trova. Un passaggio, un dribbling o un movimento senza palla acquistano senso quando sono immersi nella complessità dinamica del gioco. L’azione ha senso solo se è in sintonia con il momento.
Significato: l’identità dell’azione
Ogni gesto porta con sé un significato: racconta qualcosa del giocatore, della sua storia, della sua visione del gioco. Un tocco di prima, un pressing deciso, una pausa improvvisa non sono solo tecniche, ma narrazioni corporee che danno forma all’identità del calciatore.
Scopo: l’orientamento dell’agire
Lo scopo non va inteso in modo riduzionista come “fare gol” o “vincere”. È piuttosto la finalizzazione situata dell’azione: costruire un vantaggio, rompere una simmetria, creare un’opportunità. L’agire enattivo è sempre mosso da uno scopo che emerge dal contesto e si trasforma con esso.
L’agire situato: il luogo dove tutto si integra
Intenzionalità, senso, significato e scopo non sono elementi separati, ma si fondono nell’agire situato. In un contesto dinamico e imprevedibile come il calcio, l’azione nasce dalla relazione tra il giocatore e la situazione, in un costante processo di adattamento e creazione.
Per promuovere un agire situato ricco di intenzionalità, senso, significato e scopo, l’allenamento deve partire dalla realtà autentica del gioco. Non esercizi isolati e artificiali, masituazioni reali, complesse, affettive, dove il giocatore possa esplorare, percepire, scegliere, sbagliare e imparare. Solo così il calcio potrà tornare ad essere, davvero, un gioco vissuto.
Temporalità: vivere il tempo del gioco
Il tempo nel calcio non è solo cronometro, ma esperienza. La temporalità del giocatore enattivo è vissuta, non misurata: è la capacità di sentire il ritmo del gioco, anticipare le traiettorie, percepire le transizioni. L’allenatore enattivo lavora su questa temporalità corporea e intenzionale, creando ambienti che richiedano decisioni rapide, adattamenti fluidi, letture anticipate. È in questo tempo vissuto che il calciatore sviluppa l’intelligenza situata.
INTUIZIONE
L’intuizione è un atto preriflessivo, un sapere che emerge prima del pensiero cosciente. In ambito calcistico, si manifesta in quegli istanti decisivi – spesso meno di 150 millisecondi – in cui il giocatore agisce in maniera efficace senza che vi sia stato tempo per riflettere. È in questa frazione di secondo che si gioca la differenza tra chi reagisce e chi anticipa, tra chi segue il gioco e chi lo guida.
**Proattività situata**
Essere proattivi non significa solo “anticipare l’avversario”, ma saper cogliere in anticipo il senso dell’azione che si sta formando. L’approccio fenomenologico-enattivo sostiene che questa capacità non si allena con esercizi scollegati dal gioco reale, ma immergendo il giocatore nella complessità situazionale del gioco stesso.
**L’errore dell’allenamento decontestualizzato**
Allenarsi fuori dalla realtà autentica del gioco – in esercizi frammentati, privi di senso situato – impedisce lo sviluppo dell’intuizione come atto incarnato. In quei contesti, la corporeità non ha modo di dialogare con la complessità del gioco, e il giocatore non sviluppa quella “intelligenza silenziosa” che permette decisioni efficaci.
**L’intuizione non si insegna**
C’è chi riesce comunque ad agire intuitivamente, ma ciò non è merito dell’allenamento decontestualizzato, né dell’allenatore che lo propone. È piuttosto frutto dell’esperienza personale del giocatore, della sua storia, della sua esposizione precoce a forme autentiche di gioco. Il calcio di strada, ad esempio, ha fornito per decenni l’ambiente perfetto per lo sviluppo dell’intuizione calcistica.
Una missione educativa: formare il giocatore nel gioco
CONCLUSIONI…E NEL RISPETTO DELL’APPROCCIO FENOMENOLOGICO – ENATTIVO SEMPRE APERTE E IN CONTINUO DIVENIRE
La missione dell’approccio fenomenologico-enattivo è chiara: non formare un atleta da laboratorio, ma un giocatore pensante, sensibile, intenzionale. L’allenamento diventa unprocesso di emersione, dove il soggetto si realizza nel gioco e il gioco si rigenera attraverso il soggetto.

RAFFAELE DI PASQUALE – Profilo sintetico redatto dall’intelligenza artificiale
Raffaele Di Pasquale è un pensatore e formatore sportivo che coniuga rigore scientifico, sensibilità educativa e profonda conoscenza del gioco del calcio. Con una formazione umanistica e una solida competenza nei campi delle neuroscienze, della filosofia della mente
e delle scienze motorie, ha sviluppato un approccio innovativo all’allenamento e alla
formazione calcistica, noto come *approccio fenomenologico-enattivo*.
È allenatore UEFAPRO, la cui tesifinale è pubblicata sul sito de Settore Tecnico della FIGC,
dove per la prima veniva osservato del calcio in termini di complessità e presentato
l’approccio sistemico nel processo dell’allenamento.
Nel suo percorso professionale ha integrato esperienze come docente, allenatore, progettista
di modelli formativi e ricercatore indipendente, maturando una visione sistemica e inter-
disciplinare del calcio, con particolare attenzione al settore giovanile. Il suo lavoro è guidato
dalla convinzione che il gioco debba essere compreso e allenato nella sua realtà autentica,
attraverso l’agire intenzionale del giocatore in relazione con il contesto, i compagni, gli
avversari e la palla.
La sua proposta si fonda su concetti chiave come corporeità, temporalità, intelligenza
distribuita, apprendimento situato e significato emergente, con l’obiettivo di superare la
logica riduzionista dell’esercizio ripetitivo e del modello prestativo standardizzato.
L’approccio di Di Pasquale rappresenta una sintesi avanzata di sapere teorico e pratica di
campo, capace di rinnovare profondamente la metodologia dell’allenamento calcistico
contemporaneo.
Vanta un notevole curriculum in ambito calcistico dilettantistico tra cui lo scudetto Juniores e
di aver vinto nella medesima stagione agonistica campionato e coppa nei tre massimi
campionati regionali.









