IL CAMBIAMENTO GENERAZIONALE NEL MONDO DEL CALCIO

Il cambiamento generazionale nel mondo del calcio può essere contestualizzato all’interno di una più ampia trasformazione sociale e culturale che sta avvenendo nella società contemporanea. 

Già qualche anno fa (circa duemilacinquecento), il filosofo Eraclito sosteneva che “nulla fosse permanente tranne il cambiamento” e la crescente enfasi sull’individualità e sulla realizzazione personale rappresenta per qualcuno una grossa minaccia rispetto ai valori tradizionali. Il mondo del calcio non fa eccezione e nella sua complessità riflette come uno specchio il cambio culturale cui assistiamo, anche solo aprendo il dibattito a proposito dell’accesso a qualsiasi social network.

Come descritto da David De Gea in un’intervista a Cronache di Spogliatoio, la crescente mediatizzazione del calcio può aver contribuito a creare un ambiente in cui i giovani calciatori sono più esposti alla fama e alla notorietà, e meno propensi a rispettare i valori tradizionali del gioco, risvegliando l’opinione pubblica su quanto sia necessaria una loro adeguata formazione. L’enfasi sulla vittoria e sulla prestazione, a scapito della consapevolezza su elementi necessari come l’attenzione al processo di crescita, possono concretamente portare a una reale dispersione circa la componente caratteriale e valoriale. Ecco perchè giocatori veterani come il portiere spagnolo, possono svolgere un ruolo importante nella trasmissione di parametri di condotta e di esperienza ai prospetti che fanno la spola tra prima squadra e settore giovanile, definendo e offrendo loro, con la loro semplice presenza e il loro esempio, un ambiente più rispettoso e professionale all’interno delle compagini, proprio per far sì che il tanto citato cambiamento favorisca il collegamento tra nuove leve e tradizione.

Un passaggio che colpisce della testimonianza di De Gea, è il riferimento al non-saluto dei giovani. La questione va ricondotta entro i consueti parametri di buon senso e abbassamento di toni, ma fa riflettere che l’arrivo nello spogliatoio dei più piccoli non segua una “deontologia da buongiorno”, caratteristica invece del calcio di una volta, dove secondo il quarantatré gigliato i giocatori dovevano guadagnarsi il rispetto e la fiducia dei compagni di squadra e degli allenatori attraverso il loro impegno e le loro prestazioni e prima ancora dalla loro condotta extra campo.

L’ex colchonero ha raccontato di aver vissuto due epoche diverse nel calcio, e ha espresso la sua preoccupazione per questo cambio radicale, mettendo al centro della sua riflessione, la sua esperienza a soli ventun anni a Manchester. Nelle fila dei red devils, si trovò a gestire un mondo completamente diverso dal calore madrileno, lavorando per ammorbidire la sua profonda timidezza e coltivando il rispetto nei confronti dei più grandi. Ecco perché il suo impegno di leader e di calciatore esperto, si rivolge al contributo di poter offrire un importante esempio per i giovani calciatori della Fiorentina, guidandoli con il suo esempio di dedizione, impegno e sacrificio. Il suo monito non fa che evidenziare il concreto rischio che i ragazzi si sentano già grandi dopo una sola partita, pur ben giocata, perdendo la fame e la grinta che avevano i talenti della sua generazione. De Gea ritiene che la meritocrazia nel calcio richieda che gli atleti si guadagnino il rispetto e la fiducia dei compagni di squadra e degli allenatori attraverso il loro impegno e le loro prestazioni, e non solo attraverso la fama o la notorietà attraverso insights e interazioni sui già citati social network. Nel suo monologo, l’estremo difensore viola evidenzia tutta la sua leadership, nel sentirsi profondamente impegnato a contribuire affinché il cambiamento, per natura innegabile e necessaria, venga abbracciato da giovani secondo una componente positiva e controcorrente, offrendo la loro migliore versione fatta di abnegazione, rispetto delle regole e meticolosità, al servizio dei futuri campioni di domani.

Bio: Francesco Borrelli è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è continuare ad aiutare i giovani calciatori, anche rossoneri, dal suo ufficio a Milanello, di fianco alla “palestra delle leggende”

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