Il colpo dell’estate in casa rossonera è Jimmy Greaves.
Arriva a Milano con le credenziali del gran cannoniere: con il Chelsea ha segnato 124 reti in 157 incontri.
Viene accolto da un Nereo Rocco, che pare raggiante, insieme brindano ai futuri successi e ai tanti goal che l’inglese è pronto a realizzare.
Alle parole seguono subito i fatti.
Segna all’esordio, al Vicenza, doppietta poi all’Udinese e alla Sampdoria (anche se la squadra perde). Nel derby il suo acuto non può mancare nel 3 a 1 finale, ma è già un “discusso”. In settimana si è beccato una multa dalla società ma lui continua a fare quel che gli viene naturale, ossia segnare. E allora la mette dentro contro la Roma e nella sfida alla Fiorentina realizza ancora una doppietta, inutile, come era accaduto contro la Sampdoria.
Dieci partite, nove gol.
Tutti contenti? Per niente.
Lui a Milano non si trova, tantomeno la dirigenza e Rocco possono dirsi soddisfatti per la sua discutibile condotta, allora si ritorna a Londra e si và a cercare gloria al Tottenham.
Di gloria si tratterà perché vincerà una Coppa delle Coppe e due FA Cup, oltre ad essere tra i convocati di Alf Ramsey nel mondiale vittorioso giocato in casa. Con gli Spurs va a segno per 220 volte in 321 partite.
Intanto, a Milano siamo alla vigilia della sfida casalinga contro la Juventus.
Gipo Viani va in Sudamerica a pescare qualche profilo interessante. Nel Boca Juniors milita il signor Dino Sani, un centrocampista, tassello di una squadra «che è una vera nazionale, con cinque brasiliani, cinque argentini e un peruviano.»
Non ci sono nei fotogrammi sorrisi e bicchierini ad accogliere il brasiliano.
Cerimonie zero.
Sani è già sul pezzo, è pronto ad entrare in campo contro la Juventus, una sorta di battesimo del fuoco: «Sono un professionista, se la mia squadra ha bisogno non mi tiro indietro.»
Nereo Rocco non sembra tanto entusiasta e durante i primi allenamenti si lascia andare a commenti persino ironici sul brasiliano, nella sua lingua natia, con quelle sfumature che l’italiano non può rendere:«Gavemo comprà un impiegà del catasto. Gipo nostro ga fato rimpatriare el nonno!».
Anche i compagni di squadra non mancano di notare alcuni tratti di senilità precoce nel buon Dino, così come ha ricordato Trapattoni nella sua autobiografia: «Sani, Sani … mai sentito. Ma chi è?, ci chiedevamo nello spogliatoio. Dino è famoso, Sani no.»
Com’è, come non è, il Paron fa esordire l’impiegato del catasto contro i torinesi a San Siro, in una giornata fredda e piovosa.
Risultato della partita: Milan – Juventus 5-1.
I giornali scrivono: «Dino, per indole più mediano che attaccante, ci sembra un prezioso uomo da centrocampo, un suggeritore efficace dato il suo tocco preciso e le sue idee lucide.»
Rocco si ricrede subito.
Un’altra partita in cui tutto il talento di Sani viene fuori è quella della netta vittoria rossonera sul Lanerossi Vicenza, dove non solo è protagonista di una partita sontuosa, ma è anche autore di due gol, i primi in Italia. Stupisce la sua capacità di adattarsi a tutte le superficie, è come gli pneumatici all-season:«Il brasiliano, pur trovandosi su un terreno a lui sconosciuto, la neve, ha brillato, sanando tutto il centrocampo rossonero, operando lanci egregi ai compagni di attacco e realizzando due splendidi gol, gli ultimi due del vistoso successo milanista.»
L’innesto del brasiliano ha risollevato morale e le posizioni in classifica del Milan che si trova ora ad operare una insperata rimonta sull’Inter.
Allo scontro diretto le due squadre sono appaiate insieme in testa alla classifica.
I pronostici dicono Milan, il campo dice Inter, ahinoi.
Finisce 2 a 0 per i nerazzurri che sembrano aver dato una svolta decisiva nella corsa scudetto. Merito di quella volpe di Helenio Herrera che mette su Sani l’asfissiante marcatura di Bicicli che lo manda in tilt e lo innervosisce, con la naturale conseguenza di beccarsi in cazzotto sul naso.
Bicicli knock-out e Sani espulso, dunque squalificato.
Ma l’estremo sacrificio del povero Mauro servirà a poco: dopo la squalifica Sani torna a guidare il centrocampo del Milan che veleggia inarrestabile verso l’ottavo scudetto.
L’anno dopo il Diavolo è atteso dall’impegno europeo in Coppa dei Campioni, con la certezza di avere una squadra di altissima caratura tecnica, con fuoriclasse di assoluto valore, come Dino Sani. La stagione del brasiliano è buona, meno folgorante forse dell’anno precedente, ma pur sempre valida. Va a folate, tanto quanto basta per rendersi utile nei momenti che contano.
In campionato realizza sei gol, togliendosi la soddisfazione di segnare nell’1 a 1 all’Inter in un derby caratterizzato dalla notizia dell’incidente d’auto di Viani, illeso, che ha scosso il clan rossonero. Il Milan finisce terzo, con sei punti di ritardo dai cugini.
La campagna europea è un’autentica cavalcata verso la finale di Wembley.
Sani appone la sua firma nella sfida all’ostico Ipswich Town di Ramsey, non ancora allenatore dei Tre Leoni, e nel netto 5 a 1 contro il Dundee in semifinale.
A Londra ci attende il Benfica, vincitore delle ultime due Coppe dei Campioni.
Nella squadra trapela fiducia e azzardato ottimismo.
È un Rivera wonderful quello che va in scena all’Empire Stadium, che offre ad Altafini due assist che ribaltano il vantaggio lusitano. Sani merita la sufficienza in un match dove tutti si esaltano. Ormai sulla via del tramonto, come scrive qualcuno, gioca una partita intelligente, cercando di risparmiare le energie e di non restare imbrigliato nella trama dei passaggi dei portoghesi.
Dice alla fine dell’incontro:«Ho provato la stessa gioia del 1958 in Svezia, quando ci aggiudicammo la Coppa del Mondo. È stata una grande vittoria. Il Milan è stato magnifico!»
Qualcuno vorrebbe fargli fare le valigie, la società lo trattiene perché uno così può giocare pure da fermo.
Va via invece l’altro sudamericano, Benitez. Ci saranno a fine stagione degli strascichi a riguardo. In estate Sani prova a fare da mediatore nella trattativa che porterebbe Garrincha in rossonero, ma senza successo. Il talento della Seleçao costa troppo, meglio lasciar perdere. Peccato.
La stagione 1963/1964 non inizia nei migliore dei modi per Sani. All’esordio stagionale a San Siro la gamba gli si pianta e riporta una brutta distorsione. Per il Milan è un colpo duro: «Battere il Messina e perdere Dino Sani non è, per una squadra come il Milan, un risultato soddisfacente. Tutti ormai riconoscono che il brasiliano è il “cervello” dei rossoneri e per una “squadra che ragiona” (anche questo è un attributo unanimemente riconosciuto ai rossoneri) il cervello è indispensabile. Può il Milan ragionare anche senza Sani?»
L’annata del Milan, senza Rocco e con il suo cervello a mezzo servizio, diviene deludente perché in campionato si finisce terzi dietro Bologna e Inter che si giocano lo spareggio (vinto dai Felsinei); in Coppa dei Campioni la scriteriata partita del Bernabeu contro il Real Madrid compromette il cammino; infine nella sfida Intercontinentale contro il Santos, la cui sfida per Sani, infortunato, avrebbe avuto il sapore del derby paulista, finisce con la vittoria dei brasiliani, favoriti anche dall’arbitraggio deplorevole di Brozzi.
A fine anno arriva l’inevitabile separazione.
Al Bari, doppietta, segna i suoi ultimi gol, mentre contro la Fiorentina a San Siro indossa per l’ultima volta la maglia rossonera.
Va a giocare al Corinthians, ancora per quattro anni dove realizza finanche 32 reti, dopodiché inizia la carriera di allenatore che lo vide addirittura a un passo dalla guida della Seleção :«João Saldanha era una persona spettacolare e un mio grande amico. Per questo, quando fu esonerato dalla nazionale, pensai che fosse ingiusto e non potevo accettare di lavorare al posto di un amico.»
Correva l’anno 1970, congiuntura non banale nella storia del calcio planetario. Qualche mese più tardi sotto la guida di Zagallo il Brasile di Pelé, Rivelino e Jairzinho darà spettacolo in Messico vincendo e portandosi per sempre a casa la Coppa Rimet.
Ha sfiorato la clamorosa impresa di portare il Qatar al mondiale di Italia 90.
Ha vinto la Coppa Rimet nel 1958 col Brasile, giocando due partite.
Così si è espresso riguardo a quella esperienza: «È una grande gioia ricordare la stagione di quell’anno. Solo 22 giocatori parteciparono a quella storica vittoria, il primo titolo mondiale del Brasile, e io ero tra loro.»
Ha avuto la possibilità di indossare la maglia della Nazionale italiana ma ha rifiutato perché troppo legato al suo Brasile, a quel primo successo della Seleção nella Coppa del Mondo.
Con il Milan Dino Sani ha vinto uno Scudetto (1962/1963) e una Coppa dei Campioni (1962/1963).

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










4 risposte
Pezzo sontuoso Vincenzo,Chapeau!! Cosa dire di più su Dino Sani oltre a ciò che hai deliziosamente descritto?
Una cosa ed è personalmente e gelosamente tutta mia: avevo 13 anni quando nel febbraio 1962 ero all’Olimpico a vedere Roma Milan e dove nacque in me e per sempre l’amore per il Milan. Il tutto accadde dopo aver visto giocare ed incantare il pallone il 19ne Gianni Rivera che spesso fraseggiava con quel travet del catasto, un altro mago del calcio ovvero il personaggio del tuo superlativo articolo, il grande Dino Sani!
Un forte abbraccio !
Massimo ❤️🖤
Grazie, carissimo Massimo! Sapevo che tu avessi visto il grandissimo Sani e ricordo quel passaggio della tua narrazione personale fondamentale, di quel Milan Roma che ti ha portato a tifare rossonero. Intanto da Honk Kong arrivano notizie interessanti…non amo seguire le amichevoli, ma… vedremo
Un abbraccio ♥️🖤
Bellissimo articolo Vincenzo, complimenti. Non ho avuto la fortuna di Massimo, per cui da buon appassionato di storia del Milan, ho avuto modo di documentarmi anche su questo “impiegato del catasto”. Così, Sani faceva correre il pallone; anche Giannissimo Rivera ne trasse beneficio.
Grazie Gian Paolo, scrivevo qualche settimana fa riguardo a Schiaffino che chi l’ha visto, ha potuto godere di una sorta di benedizione. Direi lo stesso per Dino Sani. Un grandissimo.
Un abbraccio, Vincenzo!