“Massimo!.. tu non potrai mai giocare in una squadra, corri bene…ma controlli male il pallone!”
Avevo poco più di dodici anni quando nella squadra parrocchiale di San Tito, quartiere Ostiense della capitale, uno pseudo allenatore dal nome fortunatamente dimenticato…
Ma no!no!! no!!…non sto facendo il copia incolla dell’incipit di un mio articolo edito la scorsa settimana, ma è un mio espresso desiderio rimarcare in questo pezzo quanto possa essere stato deleterio un giudizio così affrettato nell’animo di uno speranzoso adolescente mentre madido di sudore si stava insaponando in doccia scambiando opinioni di gioco con alcuni suoi compagni. Quel galeotto rimbrotto, probabilmente mal espresso nella forma ma purtroppo maledettamente aderente nella sostanza, tant’è che venni escluso dalla rosa dei convocati fino al mio sconsolato ritiro dal calcio giocato, vanificò i miei sogni calcistici appena sbocciati, quando soltanto pochi giorni prima in una fredda domenica pomeriggio ero andato allo stadio Olimpico….
Correva il campionato 1961/’62 il Milan, 3°in classifica, era ospite della Roma all’Olimpico Domenica 25.2.1962; stadio gremito, 55.000 spettatori, arbitro Lo Bello, giornata fredda ma assolata. Io entrai in curva Sud, tana romanista, pagando solo 100 Lire contro le 1.000 perché l’allora nostro professore di ginnastica (frequentavo la 3^ media) aveva omaggiato tutta la classe della tessera della Roma Junior Club e così tutta la scolaresca in fila, esibendola al tornello, e avvolta da sciarpe e drappi giallorossi, prese posto sulle gradinate. Il clima era a dir poco fantastico, io sono romano di nascita ma solo per solidarietà tifavo per la Roma (che a dire il vero in quegli anni non andava tanto bene) e così al fischio iniziale il primo pallone fu mosso elegantemente da un ragazzo, a quei tempi diciannovenne, che rispondeva al nome di Gianni Rivera! Mi incantò per tutto il match con i suoi tocchi felpati e passaggi millimetrici…..
Nacque così in me quella sana invidia, sognata ed elaborata in una sola manciata di minuti, ovvero quella di poter ambire, sul campo sterrato di San Tito, alla modesta realizzazione, o per meglio dire come scrivere, in una sorta di brutta copia, un riassunto tecnico dei funambolismi e delle triangolazioni calcistiche viste e dettate dal futuro e primo Pallone d’oro italiano. Ma di botto, come lo scoppio di un petardo dentro il mio corpo, maturai una folle idea concretizzandola solo una mezz’oretta dopo, alla fine di quello storico match…..
Al triplice fischio finale del Sig. Lo Bello ci fu dalla curva Nord, che ospitava qualche centinaio di tifosi rossoneri, un’ovazione generale diretta a tutti i giocatori del Milan, dalla Sud invece i romanisti uscirono mesti ed imbronciati.
Il Milan di Rocco aveva battuto la Roma per 1 a 0 e tre mesi dopo andava a conquistare il suo ottavo Scudetto mentre il sottoscritto, assieme ai compagni di classe, raggiunse la fermata del bus per tornare a casa ma fu superato da una spider rossa e nera con tanto di bandiere milaniste sventolanti e con a bordo dei giovani festanti nonostante si fosse alzata una gelida tramontana!
Non so cosa mi prese in quell’istante, ma come colto dalla sindrome di San Paolo sulla via di Damasco, d’improvviso presi dalla tasca dei jeans il portafoglio, ne estrassi la tessera della Roma Junior Club la strappai e al suo posto misi, prendendola dall’altra tasca, la figurina dell’album Panini di Gianni Rivera che per puro caso avevo trovato il giorno prima nella bustina comprata in edicola. Mai casualità fu più profetica! E ai miei compagni rimasti attoniti nel vedere il mio folle gesto urlai a squarciagola: “Forza Milan per sempre!!!!… ed avverto, tuttora, l’alito sul collo di qualcuno che mi sta rincorrendo…!!!
Ebbene sono trascorsi 63 anni da quella storica Domenica… una vita!
Una vita di lavoro, di famiglia, di gioie ma anche di dolori per poi arrivare alla agognata età della pensione forte del fatto di voler riscattare, e con tanto di interessi, tutto ciò di cui si è dovuto per le più disparate ragioni e tra un marasma di occupazioni e preoccupazioni farne giocoforza a meno. Ma stento, mentre scrivo di questi accadimenti, a non andare in un autolesionistico “fuori tema” istituzionalmente da rispettare in questo blog, ovvero trattare di calcio o comunque di argomentazioni ad esso correlato. Ed è proprio facendo appello a quest’ultima evenienza che nel proseguo di questa narrazione vado a parare. Mi sento di poter fieramente affermare che da rossonero quale divenni le più grandi soddisfazioni le vissi mentre lavoravo e soprattutto quando il Milan passò dalla serie B al tetto del mondo (nell’Era Berlusconiana) vincendo di tutto e di più e superando, nell’acme della sua parabola, anche il leggendario Real Madrid. Ma sono ormai immerso nelle insipide giornate della pensione da più di tre lustri e, sfogliando l’album dei ricordi, trovo cosa del tutto singolare nonché cabalistica combinazione quella dell’incrocio di alcuni eventi positivi di buona vita esattamente coincidenti con i trofei vinti dal Milan e per contro giornate tristi o ancor peggio nefaste casualmente accompagnate da prestazioni horror del nostro Diavolo (una su tutte?…mi si strozzò un’ernia inguinale la sera del 25 Maggio 2005 nella fatale disfatta di Istanbul!)
Desidero ora narrarvi di quando avvertii quella sensazione interna, profonda e di pura, adrenalinica, autostima che ovviamente immagino abbia scaturito, nell’animo dei miei ex colleghi di lavoro un acuto sentimento di invidia, per alcuni di natura limpidamente sana ma per la maggior parte esattamente il suo contrario ovvero la possibilità che un’aulica proposta di nuovo lavoro possa macumbamente confluire in una ignominiosa debacle successiva all’evento che sconquassò la mia vita lavorativa.
Per una gran parte di essa ho ricoperto il ruolo di tecnico in telecomunicazioni in varie aziende tra le quali amo ricordare, con contrapposte sensazioni, quella risalente all’anno 1987 quando venni assunto, grazie alle mie pregresse conoscenze in materia, da una nota azienda milanese produttrice di centralini telefonici nella sua filiale appena aperta nella capitale. Dopo il colloquio sostenuto assieme ad altri tre miei ex colleghi di lavoro con l’esaminatore, un ingegnere espressamente arrivato da Milano, emersero i risultati delle prove sostenute dei quattro candidati dai quali l’ingegnere scelse, avendo ottenuto il punteggio più alto, il sottoscritto invitandolo a presentarsi il lunedì successivo nella sede direzionale di Milano per trattare e firmare il contratto di lavoro. Mi sentii di colpo come un appetibile giocatore di calcio pronto a trattare il proprio ingaggio…ma stavo sognando o era tutto vero? Ebbene sì!! Era tutto solennemente vero…adrenalina ed autostima alla soglia dei miei quarant’anni avevano fatto centro…e crepi una volta per tutte l’invidia, ma non quella sana, bensì quella malefica, subdola ed antiumana!
Ovviamente aereo, taxi, pasti e pernottamento sarebbero stati a carico dell’azienda. E così quel lunedì sarei atterrato a Linate dove un taxi mi avrebbe condotto in Via Garofolo, sede della storica azienda telefonica milanese costretta a chiudere i battenti nel 1999.
Mi accolse un dirigente dell’azienda che nel fare colazione gentilmente offerta deviò la conversazione di lavoro sul commento dei risultati calcistici della domenica ed ambedue scoprimmo, dopo un suo breve tentennamento dovuto al fatto che ero nato e cresciuto a Roma, con una caloroso abbraccio e robusta stretta di mano, di essere accaniti tifosi della stessa squadra: il Milan! Ebbene quella corposa e sportiva manata mi fruttò un bonus d’ingresso di 300 mila Lire nette in più sull’appena firmato nuovo contratto di lavoro.
Con la valigetta in mano me ne andavo in giro per le regioni del Centro Sud a riparare o manutenere impianti telefonici in uffici, alberghi ed ospedali. Ma la crisi del settore bussava già alle porte e le industrie asiatiche, con i loro prezzi competitivi, stavano invadendo a passi da gigante la nostra Italia seppur leader in questo settore.
E così dopo soli cinque anni la società meneghina decise di chiudere la filiale a Roma e conseguentemente venni trasferito a Milano, dove trovai una pensioncina nei pressi di Piazza Aspromonte vivendoci ogni sera ed ogni notte dal lunedì al venerdì, poi un treno alle 16.30 dalla Stazione Centrale mi riportava alla mezzanotte meno un quarto a Roma mentre alla Domenica sempre verso la mezzanotte facevo esattamente il contrario, dormendo in treno da Termini fino alla Stazione Centrale per presentarmi alle 8 in punto in azienda ma a ben 600 km da casa dove Antonietta incinta del terzo figlio, era una bimba a distanza di tredici del secondo maschio, mi attendeva ansiosamente ogni settimana per trascorrere insieme poco più di 40 ore ogni 7 benedetti giorni! La vita era diventata un calvario! Ed anche economicamente quel mio buon stipendio tra abbonamento del treno e 16 pernotti mensili oltre alle classiche spese era diventato insufficiente.
Cercai vanamente quel dirigente di fede rossonera che mi omaggiò quel bonus, ma dato l’avanzamento della crisi finanziaria era stato, assieme ad altri, licenziato già da alcuni mesi. Iniziai ad inviare curriculum ad aziende del settore ma ovviamente solo nella capitale.
La piccola Sonia nacque splendidamente ed intorno al suo primo anno di vita il suo papà trovò lavoro a Roma in una ditta che si occupava di riparazioni per conto della Telecom. Lo stipendio era più basso ma l’umore, il calore della famiglia e lo stare a vivere nella città natia non aveva prezzo!
Ero andato nell’87 a Milano come se fossi passato dalla serie B alla serie A con tutti gli humors possibili ed immaginabili facendo crepare d’invidia anche i non invidiosi…tornai dieci anni dopo a Roma con tanti capelli in meno, rigiocando in Serie B e rifacendo stropicciar le mani dei soliti insopportabili invidiosi!!
Ma chissenerfregava!!!…la bimba cresceva benissimo e vedeva tutti i giorni il suo papà…ed il Milan era tornato diavolescamente a vincere tutto…ma proprio tutto!!!
….e della serie “The End”….continuarono a vivere felici e contenti!

BIO: MASSIMO BALDONI
Massimo 48 nasce a Roma nei primi anni del dopoguerra da mamma umbra e papà francese. Negli anni dell’adolescenza ama spesso frequentare l’agenzia di stampa ove il padre opera in qualità di telescriventista rimanendo particolarmente attratto dalla stesura degli articoli nella redazione sportiva.
Si diploma Perito Tecnico in Telecomunicazioni e dedica tutta la sua vita lavorativa al settore radio elettronico in varie aziende. Poi, dopo i primi anni di grigia pensione, inizierà quasi per gioco a scrivere in qualità di blogger nella sezione Vivoperlei di Calciomercato.com dove oltre che di calcio si può scrivere di qualsiasi altro accadimento ad esso correlato.
Viene insignito dal Direttore Stefano Agresti nella sede di CM a Milano con una targa risultando il miglior blogger dell’anno 2021 in quella specifica sezione.
Ora è alla ricerca di nuovi siti di scrittura, ed aver trovato l’incontro con “La complessità del calcio” con la regia di Filippo Galli è un’assoluta ed autentica vera chicca!









