Apprendo la notizia da mio nipote Gabriele, tifosissimo delle Rondinelle. Un whatsapp con i link al quotidiano “Brescia Oggi” che riportano le dichiarazioni del 2017, del Presidente Cellino che ,alla prima conferenza stampa, dichiarò di voler togliere il Brescia Calcio dalla mediocrità. La stagione successiva, 2018-’19, di fatto il Brescia viene promosso in serie A. Vi resta una sola stagione però, retrocedendo immediatamente e consegnandosi alla cadetteria, categoria che manterrà fino a quest’ultima stagione in cui la salvezza, sul campo, arriverà all’ultima giornata.
Riferendosi alla salvezza in extremis così recita il quotidiano: “Qualcuno si illude possa essere un nuovo inizio. E invece è solo l’inizio della fine. Scoppia il caso contributi e Cellino non iscrive la squadra al campionato, condannandola a qualcosa di ben peggiore della mediocrità: all’estinzione“.
Un dispiacere forte, incredulità, è vero eravamo preparati ma, come si suol dire, la speranza è sempre l’ultima a morire…
Chiamo Edo Piovani, mi sono detto più volte, senza mai avere il coraggio di farlo. Immagino il suo stato d’animo, lui che ha il Brescia nel sangue più di ogni altro, lui che ai miei tempi (la prima stagione 1998-’99) era l’addetto stampa (l’anno successivo diventerà team manager), lui che ne ha viste tante, lui che ha vissuto gioie e dolori.
Il mio legame con il Brescia nasce nel lontano 1998. Il primo a contattarmi fu il DS Lo Monaco, una telefonata veloce in cui concordammo di vederci alla Saniplast, la sede operativa del Club, nonchè azienda del Presidente Gino Corioni, persona diretta, poche chiacchiere. L’accordo fu immediato del resto avevamo lo stesso obiettivo: tornare in Serie A.(l’avevo persa con la Reggiana due stagioni prima)
Presidente, dirigenti, addetti ai lavori, allenatori, compagni e tifosi…eccellenze lontane dalla mediocrità
Nei miei 3 anni a Brescia non ho mai vissuto nulla che si avvicinasse alla mediocrità. Una tifoseria calda, appassionata, arrabbiata per l’allora recente retrocessione in B come dimostrò l’arrivo di alcuni autobus nel primo weekend in ritiro svoltosi in Austria. L’allenatore era Silvio Baldini, hombre vertical, uomo di valore e di valori, il suo secondo Rolly Maran, il mister della salvezza ottenuta pochi giorni fa sul campo, e Giacomo Violini, allenatore dei portieri. Ricordo che ci venne chiesto di incontrare la tifoseria nella hall dell’albergo. Tutti i ragazzi parlavano con un forte accento bresciano e ciò che mi rimase impresso fu la seguente frase “Se ndom in serie A spacom sö tot, sa stom in serie B spacom sö tot!”, immagino non sia corretta la scrittura ma di facile comprensione! Una frase che rieccheggerà allo stadio, quasi ininterrottamente, per tutta la partita e per tutte le partite.
Tornati in Italia cominciammo la nostra stagione, una stagione deludente perchè non riuscimmo a centrare l’obbiettivo della Serie A. Ricordo tutti i miei compagni: Bodart portiere belga, spesso si metteva il tabacco sotto il labbro superiore rendendo ancor più incomprensibile il suo italiano, il suo vice Nicola Pavarini oggi nello staff di Chivu, Vittorio Mero, uomo di spogliatoio che ci ha lasciati troppo presto, Lele Adani (facciamo calcio!), Alberto Savino, Marek Kozminski, Carmine Nunziata, oggi tecnico della U21 azzurra, Oberdan Biagioni, fantasista dalla tecnica sublime, quell’anno poco fortunato, Roberto Guana vice allenatore alla Pro Vercelli, Aimo Diana tecnico della Feralpi Salò nel cui staff è presente Emanuele Filippini, gemello di Antonio, per me indinstinguibili (per fortuna avevano A. e E. sulla maglia!) che tutti elogiano solo per la corsa ma che, in realtà erano molto di più. Due “papao”, come ci chiamiamo ancor oggi quando ci rivediamo, che avevano il fuoco dentro e il Brescia nel cuore.
Davanti c’erano “Tatanka” Hubner attaccante dal goal facile, (che giocatore!) vero trascinatore, un giovanissimo Emiliano Bonazzoli, classica punta centrale, fisico, colpo di testa, carattere da “gnaro”. Con loro Francesco “Cafudda” Marino , 35 presenze e 7 goal, proveniente dalla Reggina. A completare la rosa i difensori Fabio Pittilino, Leonardo Tempesta, il centrocampista Stefano Bono e l’attaccante Marco Ottolini, oggi direttore sportivo del Genoa.
Antonio ed Emanuele Filippini, Aimo Diana, Emiliano Bonazzoli, Roberto Guana, Bono e Ottolini tutti provenienti dal Settore Giovanile!
La stagione successiva, 1999-’00, inizia con la medesima guida tecnica: Silvio Baldini. Purtroppo la sconfitta in coppa Italia contro la Juve Stabia nel mese di agosto spinge la società a sollevare dall’incarico il tecnico di Massa e a chiamare Nedo Sonetti. Nella compagine dirigenziale entra nel ruolo di team manager Mauro Pederzoli che assumerà in seguito il ruolo di DS (mi spiace Mauro che nel racconto, su Sportweek, della tua luminosa carriera non abbia menzionato la parentesi al settore giovanile rossonero).
La rosa si arricchisce ulteriormente: Luca Castellazzi e il giovane Federico Agliardi dal vivaio, tra i portieri, Francesco Zanoncelli a cui mi lega l’amicizia nata nel percorso rossonero, fatto insieme, nel ruolo di libero, Luca Mezzano esterno basso di spinta. Marco Pisano, Alessio Baresi, Angelo Danotti, Matteo Tacchini, esterno offensivo, tutti provenienti dal vivaio così come l’attaccante Massimiliano Caputo. Dall’Hapoel Haifa arriva il centrocampista israeliano e capitano della sua Nazionale, Tal Banin. , il centrocampista croato Javorcic, l’attaccante romeno Florin Raducioiu già giocatore del Brescia nel ’92 e mio compagno di squadra al Milan nella stagione 1993-’94 e Lorenzo Mazzeo dal Cagliari. Dall’Argentina il club si assicura André Yllana e il laterale Carlos Aurelio. Completano la rosa Rosario Bennardo, Antonio Pedrocchi e Mauro Coppini.
Ho lasciato per ultimo Giovanni Stroppa anche lui arrivato nel mercato “di riparazione” dal Piacenza insieme al centravanti, brevilineo, Raffaele Cerbone dall’Empoli: Giovanni che ha conquistato recentemente la serie A con la Cremonese è stato con Hubner tra i principali artefici della promozione. Uno spettacolo vederlo giocare per eleganza, fantasia ed efficacia.
Siamo così arrivati alla mia terza stagione con il Brescia, finalmente in serie A! Alla guida della squadra il Presidente Corioni chiama Carletto Mazzone con il suo collaboratore storico, Menichini “Menico”. Gli inizi con lui non sono facili ma di questo ne ho già parlato in un precedente articolo di questo blog.
Gino Corioni non lesina sforzi economici, vuole fermamente restare in serie A e gli acquisti sono innumerevoli. Quantità ma soprattutto qualità: in difesa Alessandro Calori, giocatore e uomo straordinario e Fabio Petruzzi; in mezzo al campo Pierpaolo Bisoli, Jonathan Bachini e il giovane Correa (uruguyano) e poi lui, un giovanissimo andrea Pirlo, tornato a casa, per dispensare gioco corto e gioco lungo con una naturalezza fuori dal comune; in attacco i rinforzi sono innumerevoli, Massimiliano Esposito, Raúl Alberto Gonzalez (argentino), Pierluigi Orlandini, Kubilay Türkylmaz ma soprattutto lui, il divin codino, Roberto Baggio che porta un entusiasmo incredibile nella squadra e nell’intera città. Nel mercato invernale arriverà anche Igli Tare, l’attuale DS del Milan.
Roberto Baggio portò qualità, senso del valore del gruppo squadra, abnegazione. Le note vicissitudini legate agli infortuni ne avevano rinforzato lo spirito ed era un esempio da seguire per tutti. Portò con sè Miguel fisioterapista personale per non lasciare nulla al caso e sfruttare ogni momento per farsi trovare pronto. Sempre sorridente e disponibile al dialogo, ricordo di avergli fatto firmare 100 maglie del Brescia! Mi guardò strano ma non battè ciglio e in mezzoretta me le consegnò…in cambio mi chiese la traduzione dall’inglese all’italiano di un libricino con le preghiere buddhiste!
La salvezza arrivò qualche giornata prima della conclusione del campionato. Ricorderò per sempre il mio ingresso in campo dalla panchina a San Siro nella partita “contro” il Milan. Entrai proprio al posto di Roberto su cui naturalmente vennero poste tutte le attenzioni.
Al termine della stagione fini la mia esperienza al Brescia.
Ho raccontato, in sintesi, questi tre anni, tre anni meravigliosi. Ho cercato di ricordare tutti ma so di aver dimenticato qualcuno: Fausto il massaggiatore ad esempio, il collaboratore di Nedo Sonetti, tutta la famiglia Corioni, le segretarie, gli addetti al campo, il mitico Nunzio detto “stringa”, gli amici del “Touring” (la famiglia Fratus), i giornalisti della carta stampata e delle tv, e tanti altri con cui mi scuso ma che sono stati altrettanto importanti per raggiungere i successi.
La speranza è l’ultima a morire dicevo…eppure, le speranze sono andate deluse, il Brescia non ce l’ha fatta, Cellino, il Presidente, non ha rispettato le scadenze con il fisco. Dopo 114 anni è la fine del Brescia Calcio.
A! Poi la chiamata a Edoardo l’ho fatta…mi ha descritto la rabbia, la disperazione, l’incredulità, il clima surreale che sta vivendo Brescia con i suoi tifosi.
Grazie BRESCIA, grazie per sempre, per le emozioni che mi hai fatto vivere, non meritavi questo epilogo.










3 risposte
Carissimo Filippo resto addolorato quanto te nell’apprendere l’imminente dipartita del blasone del Brescia addirittura dalla storia del nostro calcio. Ho una mia particolare affettività per questa squadra sia perché è una gemellata col nostro Milan ma anche perché fin dall’infanzia ho conosciuto al paese di origine dei miei genitori sul Lago Trasimeno due simpaticissimi ragazzi e fratelli allora residenti a Torino, ma che negli anni dell’adolescenza, dopo il trasferimento del padre un graduato delle forze armate a Brescia, ci hanno sempre vissuto e tutte le estati ci siamo ritrovati a parlare con gioia e spensieratezza anche di Milan, Inter e Brescia date le diverse fedi calcistiche. Mi voglio augurare che qualche arcano o cervellotico meccanismo ripeschi nel Calcio che conta una delle più storiche e simpatiche squadre della nostra bella penisola.
Un caro abbraccio.
Massimo 48
Semplicemente grazie Filippo….da un milanista bresciano…. Brescia non dimentica!!!❤️🖤….🤍💙
Grazie Filippo, per averci raccontato questi tuoi ricordi. Altre storie analoghe, ad esempio quella del Parma, ci insegnano che dalle ceneri si puo’ risorgere. Per quel poco che conosco di Brescia e dei bresciani penso che un percorso di rinascita abbia ottime probabilita’ di avverarsi