LA SFIDA MENTALE DEI CALCI DI RIGORE

Per sua stessa ammissione Roberto Baggio non ha ancora dimenticato quello sbagliato nella calda estate americana del 1994. Lionel Messi ne ha sbagliati ben trentuno in carriera, mentre il suo connazionale Martin Palermo ne ha sbagliati tre in una sola partita.

Stiamo parlando dei calci di rigore, gesto tecnico che fa tremare le gambe ai calciatori di ogni livello. In questo articolo cercheremo di svelare i segreti dei migliori  rigoristi, premettendo che se siete in cerca di una formula magica non la troverete certo in qualche aspetto tecnico. Non è infatti la sola scelta strategica del cucchiaio, del piazzamento, della potenza o di quale finta inscenare che può garantire la segnatura.

Il momento del rigore ha caratteristiche del tutto diverse dagli altri momenti della partita. E’ un momento a se’, in cui tutto si ferma e in cui il risultato finale del gesto sportivo, cioé il gol o l’errore fatale, sono talmente imminenti e incerti da poter generare un complesso di pensieri invalidante. Saperli gestire è una premessa fondamentale per calciare bene ed è invece un errore molto comune quello di sottovalutarli e rivolgere la propria attenzione alle azioni del portiere piuttosto che alle proprie.

Bisogna partire dalla considerazione che dagli undici metri il portiere è chiaramente il soggetto svantaggiato, per diverse ragioni. Il portiere parte da fermo. I suoi movimenti sono condizionati dall’obbligo di partire dalla riga di porta. Il comportamento del tiratore è largamente imprevedibile. La velocità del pallone può raggiungere i 120 km/h. Il tuffo può andare verso il lato giusto, ma può peccare di velocità, intensità o altezza. Un rigore calciato con il giusto mix di potenza e precisione è quindi imparabile, sempre, ma trovare questa combinazione non è né semplice né scontato. Il calciatore può riuscirci più facilmente solo se dedica tutta la propria attenzione alla propria azione, piuttosto che cercare di decifrare o anticipare quella del portiere.

E’ come sempre una questione di consapevolezza e allenamento. Essere attenti alle proprie azioni non vuol dire pensare a quello che devo fare. E’ piuttosto il contrario, cioè lasciarsi andare al proprio istinto avendo ben chiare in testa le sensazioni legate ai gesti da compiere. Se mi sono allenato bene a calciare rigori allora avrò degli automatismi scritti nel mio cervello che posso recuperare attraverso le sensazioni precise che li accompagnano. Porre l’attenzione a quelle sensazioni limita i pensieri, aiuta a canalizzare la tensione e mi tiene nel presente.

Facciamo un esempio concreto. Sono un calciatore e sono andato a cercare le statistiche sui calci di rigore per sapere chi è il più forte rigorista di tutti i tempi. La ricerca porta a un estroso calciatore messicano dal curioso nome azteco che forse i meno giovani ricorderanno, Cuauhtémoc Blanco. Protagonista di quattro campionati Mondiali con la maglia del Messico, Blanco ha segnato in carriera 71 dei 73 rigori calciati, una percentuale di oltre il 97 per cento. Non solo, è anche inventore della “Cuauhtemiña”, un singolare modo di saltare letteralmente il raddoppio dei difensori.

Una percentuale così alta di rigori segnati dovrà nascondere qualche segreto, penserò allora da calciatore, e andrò a cercare i video dei rigori calciati da Blanco in carriera.

Beh, scoprirò che almeno in questo suo gesto tecnico Blanco non aveva niente di estroso. Una rincorsa molto lunga e dritta, la scelta decisa di un angolo (basso o alto) e l’impatto preciso con il piatto del piede destro in piena corsa. La giusta combinazione di potenza e precisione, nessuna attenzione al comportamento del portiere: esemplare da questo punto di vista il rigore segnato da Blanco alla Francia nei Mondiali del 2010.

La completa attenzione al gesto da compiere rimane valida anche per i rigori da calciare con la finta. Sembrerebbe che la finta sia un modo di riservare molta attenzione al portiere, ma non è così. Poichè so che il portiere, essendo svantaggiato, cerca di intuire il comportamento del calciatore dal suo movimento del corpo, io posso già sapere in partenza quali movimenti lo inganneranno anche senza aver bisogno di guardarlo mentre sto calciando. Potrò allora dedicare tutta la mia attenzione a recuperare le sensazioni del mio corpo legate ai movimenti della finta e andare a impattare il pallone con attenzione, ignorando completamente il portiere.

Pochissimi rigori calciati con la finta di corpo vengono parati. Più spesso vengono calciati fuori per distrazione al momento dell’impatto, derivante probabilmente dal movimento del portiere. Pochi calciatori si allenano però in questa specialità, sentendosi più sicuri nella ricerca di potenza e precisione. Il rischio maggiore, per chi calcia bene fintando, fu forse ben descritto da Giuseppe Meazza con questa simpatica frase: “Non c’è niente di più umiliante che vedersi parare un rigore da un portiere così cretino da non capire la finta”.

Per canalizzare bene l’attenzione sulle azioni da compiere è importante prendere un punto di riferimento visivo preciso, che nel calcio è per antonomasia il pallone. Il no-look rende più difficile la coordinazione e complica il gesto, anche se c’è chi, come l’Inglese Ivan Toney, miglior rigorista degli ultimi anni, ne ha fatto un marchio di fabbrica. Toney però fissa il portiere negli occhi, non fissa il punto della porta verso cui finge di calciare (come ha fatto Jorginho in tutte le sue ultime sfortunate uscite). In questo modo mette pressione al portiere e prende comunque un punto di riferimento visivo fisso che aiuta la sua attenzione, la sua visione periferica e dunque la sua coordinazione.

Insomma, una formula magica non c’è, ma un risultato di alto livello è sempre una conseguenza di un’attenzione di alto livello. E peccato che qualcuno scopra di non saperlo proprio nel momento decisivo della sua carriera.

BIO: Stefano Nicoletti è un appassionato formatore, cresciuto in grandi aziende del settore finanziario in cui ha maturato e coltivato competenze trasversali su performance, collaborazione, negoziazione, mindfulness e gestione dell’attenzione. È un esperto di allenamento visivo e segue professionisti e giovani talenti dello sport di tutto il mondo. La sua frase preferita è del pugile George Foreman: “Nell’incontro con Ali non sentivo alcuna paura. Ho pensato: è facile. È quello che aspettavo. Nessun nervosismo. Nessuna paura. E ho perso”.

Una risposta

  1. Complimenti per l’articolo. Ho sempre pensato che i tiri di rigore non siano affatto una lotteria, ma una grande capacità nel tirare ,reggere la pressione . Mia opinione che un mancino di livello normale possa calciare molto bene aprendo meglio di un destro e aver difficoltà ad incrociare . Non so se questa tesi possa essere giusta , spero in una risposta di chi segue. Rinnovo i complimenti per l’articolo ricco di molti spunti.

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