‘ND SO MANY ROADS – PROSPETTIVE ALTERNATIVE PER LA SCUOLA CALCIO.

“L’automazione di abilità di base come il dribbling libera l’attenzione dell’esperto per movimenti atletici più complessi e giocate strategiche” ( Christensen, Sutton e McIlwain, 2016 )

Si affacciano all’orizzonte differenti approcci e molteplici percorsi per giocatori e squadre in crescita al fine di sviluppare al meglio la propria prestazione e conseguire gli obiettivi programmati. Ho provato a filtrare alcune proposte attraverso criteri di OPPORTUNITÀ, FATTIBILITÀ, EFFICACIA, proponendo in primis quei modelli che, a giusta ragione, fanno parte della progettazione di club all’avanguardia. Che non significa squadre famose, anzi.

Al termine di questa stagione molti ed anche sorprendentemente vincenti infatti, , sono risultati modelli come quello del Fluminense di Diniz, dell’ AZ Alkmaar orchestrata da Pascal Jansen, giustamente figlio di un musicista e di una cantante pop, il Loughgall nella Premiership, felice realtà emersa dal posto abitato più piccolo d’Europa- 282 anime- sperduto  tra i prati verdissimi dell’Irlanda del Nord.

Ed anche il  Sudtirol, almeno dal punto di vista manageriale, organizzativo, primo club del Trentino Alto Adige a giocare in Serie B con una gestione del tutto sostenibile, scaturita dal genio di Leopold Goller.

Avverso scenario,  ragionando sui numeri, risulta, secondo gli algoritmi del CIES quello rappresentato dalla realtà dei vivai italiani, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo: vengono sfornati pochi giocatori spesso inadeguati all’ inserimento in prima squadra.

I club italiani più titolati non riescono a classificarsi nemmeno tra i primi 50 vivai europei. Niente a che vedere quindi con AJAX, SHAKHTAR DONETSK, SPORTING CP, DINAMO KIEV E DINAMO ZAGABRIA, REAL MADRID, BARCELLONA, ARSENAL, OLIMPIQUE LIONE, PSG e STOCCARDA.

Per non rivolgere lo sguardo anche altrove e parlare di BENFICA ad esempio. In questo panorama decisamente emergenziale la squadra italiana che è riuscita a lanciare più giocatori risulta l’Atalanta. A seguire Roma e Milan.

Come sempre capita agli audaci, le idee metodologicamente innovative elaborate e applicate da queste squadre temerarie hanno prodotto copiosi frutti.

Secondo questi esempi vengono ESCLUSE  immediatamente dal carnet le attività revival tornate in voga in molte società calcistiche italiane anche di livello, il NEW-ANALYTIC, infinite ripetizioni del gesto tecnico MAI NATURALMENTE RIPRODUCIBILE IN MODO ESATTO e sotto l’assillo di un timing esasperante.

La vasta gamma dei MOVIMENTI TATTICI A SECCO, le attività di scomposizione e parcellizzazione  dei comportamenti che si prevedono in partita, proposti in situazioni meno complesse. Non hanno fornito risultati in passato e non credo ne produrranno mai in futuro, almeno nell’ottica di gioco efficace.

Purtroppo c’è ancora chi, in questo preciso momento ne sta ancora studiando il potenziale trasferimento nella pratica, fornendo all’allenatore frettoloso, accattivanti grafici a sfondo verde su cui si muovono giocatori stilizzati geometricamente tristemente invecchiati.

Quale allenatore non comprende che nel tragitto per andare in porta, se davanti si posiziona anche UN SOLO avversario, si provoca uno tsunami che polverizza il compito unitario? Considerando tra l’altro i tempi ristretti utili per la pratica dovuti agli svariati impegni di una giornata e alla carenza di strutture,  considerare attentamente quali pratiche adottare diventerà intelligente forma di sopravvivenza.

Ma, GOOD NEWS per tutti, le neuroscienze contano e le caratteristiche del movimento, come già detto altrove, cambiano ed evolvono continuamente in chiave adattiva. Il pallone è quindi non solo l’oggetto di gara, “ma il POTENZIALE BERSAGLIO di un’AZIONE INTENZIONALE, mappato come tale dal SISTEMA MOTORIO CORTICALE che DEFINISCE e VINCOLA quello che IL GIOCATORE E’ IN GRADO O NON E’ IN GRADO DI FARE” ( FOGASSI et al. 1996; RIZZOLATTI et al. 1997). 

Gli sforzi di tutti dovrebbero quindi essere condivisi ed emergere insieme dalla palude melmosa dell’incertezza, allo scopo di individuare i migliori percorsi nelle scuole calcio, nella ricerca del rumore ottimale per ogni atleta in base alla situazione che gli si prospetterà davanti. Per questo vorrei lanciare sul piatto il modello che prevede l’utilizzo del calcio a 5 dai primi anni della scuola calcio fino ai 12.

La formazione di base nel calcio può avere il FUTSAL come supporto durante il processo di apprendimento e sviluppo. Del Calcio e del calcio a 5 infatti, SPORT DI INVASIONE, cogliamo e evidenti differenze ma anche un minimo comune multiplo di evidenze : entrambi hanno bisogno della gestione degli spazi, del controllo dell’avversario, di manipolare il sistema difensivo e generare vantaggi a favore della strategia di gioco, aspetti tattici basati su azioni individuali e collettive, momenti di transizione e via discorrendo.

Una contaminazione da prevedere in alcuni tratti dello sviluppo della carriera dei giocatori, per assicurare raccolti migliori.

Il gioco del futsal è in grado di fornire infatti determinanti esperienze sia per un APPROCCIO TRADIZIONALE in cui i futuri calciatori arricchiranno di elementi il proprio scenario motorio-percettivo assicurando transfer migliorando l’accoppiamento percezione-azione, sia per i sostenitori di DINAMICHE ECOLOGICHE grazie all’interazione del giocatore con l’ambiente e con  il compito.

Attraverso il futsal i bambini potranno ben presto elaborare un’idea di gioco attraverso azioni frequenti, rapidità, maggiore contatto controllo e protezione naturale della palla, velocità di ragionamento, capacità di anticipare, leggere e interpretare il gioco, la visione periferica e quella che gli farà cogliere tutte le possibilità di una giocata, provare ad inventare.

A causa degli spazi ristretti e di altre caratteristiche proprie del regolamento che possono essere considerati affordances a tutti gli effetti il futsal vincola un buon processo decisionale, incoraggia a trovare soluzioni ai problemi che il gioco pone, ad agire sia in campo, o anche in strada, in modo rapido ed efficiente, riscattando e dando dignità al semplice atto del giocare.

La sua natura imprevedibile renderà il ragazzo attento a non commettere l’errore che potrebbe  compromettere l’intera struttura del gioco collettivo sia offensivo che difensivo.

Poi, più tardi, nel calcio il giocatore troverà un’area ben più ampia, più libertà per prendere decisioni, il gioco sarà decisamente collettivo, l’errore individuale avrà maggiori possibilità di essere assorbito dal comportamento del gruppo e altre differenze a cui facilmente il calciatore in crescita saprà adattarsi come la richiesta di più forza e potenza esplosiva.

Fornire una base utile per sostenere il trasferimento delle competenze dal futsal al calcio, vista la natura complementare dei due sport è una delle proposte che sempre più sta acquistando followers, per la chiarezza del compito: sviluppare nelle sessioni di allenamento abilità che ogni ragazzo già possiede in autonomia per l’abitudine all’anticipo, all’attenzione ai segnali di gioco rilevanti, la lettura e la comprensione dei problemi ricorrenti, grazie all’esperienza pregressa e alle continue interazioni che avrà con il suo Mister in terza stanza, decisamente più numerose nel futsal che nel calcio.

Il carattere STAY-TUNED del calcio a 5 espresso dalle rapide transizioni tra attacco e difesa, la consapevolezza graduale del giocatore di poter cogliere ed offrire incessanti affordances  rendono giustizia alla sua dimensione multilaterale.

In una intervista FERNANDO DINIZ afferma: “La grande differenza tra il calcio ed il futsal è la comprensione tattica, nel Futsal, fortemente favorita. Ho sviluppato molto la parte individuale nel gioco, imparare a padroneggiare quello che stavo per fare, ad approfittare del mio marcatore. Tutto questo ha sostenuto al massimo lo sviluppo della mia personalità. Voglio anche dire che la partita di calcio a 5 è legata a molte combinazioni da intrecciare per il successo del gioco, ma nel calcio a 11 il giocatore finirà per usare più intuizione, un qualcosa che non è già pronto. Dovrà prendere una decisione per cui non si è allenato, per la quale l’allenatore non l’ha incoraggiato. Quindi le giocate realmente magiche avverranno più nel calcio che nel futsal.

 La proposta di utilizzo del calcio a 5 nella scuola calcio risulta rilevante anche nell’ottica di creare un ambiente competitivo e divertente dove la sensazione di fare goal, anche tanti goal o di prenderne altrettanti rimarrà di certo impressa come COGNIZIONE INCARNATA per sempre, in particolare nelle emozioni di quei bambini che vengono collocati sotto la traversa della porticina e che avranno il loro bel da fare, sperimentando alcune situazioni, comprese quelle spiacevoli, un’infinità di volte.

E sarà proprio questa familiarità con la situazione che da grande prenderà il nome di ESPERIENZA che aiuterà il giocatore nella risposta successiva, che sarà facilmente più rapida e meno energivora. 

Scegliere uno sport è sempre questione complicata ma la METODOLOGIA IMPLICITA DEL FUTSAL, per sua propria complessità, è in grado di fornire  un apprendimento significativo, di creare un forte legame-per-sempre con il gioco, esattamente come avveniva con il calcio libero in strada di cui è il parente più stretto.

Perché nello sport, ed i numeri purtroppo ce lo dicono, non è solo importante iniziare, ma RIMANERE e proseguire in questo entusiasmante viaggio di scoperta delle proprie potenzialità. Ed aver preso una cotta in giovane età per il gioco e le sue dinamiche molto esigenti per l’ intelligenza, il cuore ed il carattere, farà sì che il giocatore per tutta la vita andrà in ricerca di quella bellezza intravista e si fermerà laddove troverà un progetto in cui il futsal forse non ci sarà, ma di certo ci sarà qualcosa che gli somiglia.

Che magari richiede qualità altre come più equilibrio, diverso tempismo, un complesso approccio con lo spazio e con il tempo. Un vero peccato quindi che, secondo dati certi,  non siano  tantissime le esperienze o i club che utilizzino il futsal come incubatrice di talenti nonostante le svariate evidenze non solo scientifiche ma anche pratiche. STAY TUNED.

Bio: SIMONETTA VENTURI

  • Insegnante di Scienze Motorie.
  • Tecnico condi-coordinativo in diverse scuole calcio e prime squadre del proprio territorio (Marche)
  • Ha collaborato con il periodico AIAC L’Allenatore, con le riviste telematiche Alleniamo.com, ALLFOOTBALL.
  • Tematiche: Neuroscienze, Neurodidattica

2 Responses

  1. Buongiorno, complimenti per i contenuti dell’articolo.
    Vorrei porre una riflessione comune sul futsal.
    Mi chiedo perché oggi abbiamo bisogno di questo strumento, quando metodologicamente potremmo “giocare” con condizioni numeriche e spaziali ma, continuando a giocare a calcio, mantenendone i gradi di specificità (superficie e pallone).
    Personalmente credo che, bisognerebbe individuare L’unita’ minima per ogni categoria, mi spiego: nel gioco a 11 il 2vs2 (unità minima FIGC) non può essere l’unita’ minima metodologica, ad oggi io utilizzo come riferimento 5 giocatori (sto riflettendo e studiando se utilizzarne 7) come unità, non esiste una mia proposta che abbia un condizione numerica inferiore del 5vs5, e questo avviene quando desidero ridurre la complessità e favorire la ripetizione del processo di scelta di un principio.
    Nei piccoli amici dove la specificità è P+4 allora è possibile che l’unita’ minima possa essere la collaborazione tra 2 giocatori (non vi sono evidenze e studi a riguardo purtroppo, sono dunque, ipotesi e pensieri personali, seguendo la logica del gioco del calcio e di alcuni studi laterali personali).
    Ecco quindi che, individuata l’unita’ minima ogni allenatore sarebbe in grado di governare una metodologia che parta dalla globalità della specificità assoluta, per poi artisticamente ridurre condizioni numeriche e spaziali al fine di favorire l’apprendimento.

    Concludendo, non credo che il CALCIO abbia bisogno del FUTSAL se parliamo di apprendimento (ho scritto la mia tesi universitaria sull’apprendimento pedagogico-motorio), il CALCIO ha solo bisogno di essere osservato nella sua natura caotica e variabile.
    Se poi invece, parliamo di multilateralità, di opportunità trasversali cognitive, sociali e motorie da offrire come esperienze di crescita nel benessere psico-fisico del bambino, allora ben venga il Futsal, ma ben venga il basket, la pallavolo, la ginnastica artistica ecc. ma stiamo giustamente spostando il focus dall’apprendimento specifico.

    Grazie e complimenti per tutto
    Riccardo Catto

    1. Salve, grazie davvero per il suo riscontro. Credo determinante aprire discussioni su tematiche metodologiche. Solo il confronto ci farà migliorare, il crocevia delle esperienze, la contaminazione faranno procedere il movimento di qualche step. Ho cercato quindi di interpretare al meglio il nucleo attorno al quale si aggirano le sue riflessioni e proverò a rispondere alle questioni da lei poste, per quello che è il mio punto di vista.
      1.Nessuno sport MAI ALLENERÀ AL CALCIO COME IL CALCIO STESSO. Ma schierare fin da subito i giocatori 11 contro 11 sin dai piccoli amici, pulcini and so on, appare faccenda assurda per motivi che non sto qui ad elencare per non offendere le competenze di chi ha scritto una tesi universitaria inerente l’argomento. Frazionare le situazioni di gioco tramite SSG ma anche LSG appare ad oggi, 2 giugno 2023, metodologia utilizzata e ritenuta efficace per allenare calcio.( E anche qui ci sarebbe da ragionare. )
      2. Credo di interpretare questo, quando afferma di “ GIOCARE” CON CONDIZIONI NUMERICHE E SPAZIALI MA, CONTINUANDO A GIOCARE A CALCIO, MANTENENDONE I GRADI DI SPECIFICITÀ (SUPERFICIE E PALLONE). Penso a questo proposito che si sia molto semplificato ed in maniera superficiale su quanto le neuroscienze ci hanno detto in questi anni, o meglio su quanto alcuni deducono per lo sport di invasione ciò che le neuroscienze ci hanno detto in questi anni. Che è diverso.
      3. E’ innegabile che la strutturazione neuronale dei movimenti è strettamente dipendente dallo spazio in cui il giocatore agisce e dagli oggetti che ne fanno parte(campo, palla, compagni e avversari), è innegabile altresì che esistano neuroni che leggono l’ambiente e “prescrivono” specifici tipi di azioni, specifici modi di eseguirle e specifici tempi di attivazione.
      Ma rifletterei molto quando si parla di proporre in allenamento delle esercitazioni eseguite CON LA MEDESIMA ORGANIZZAZIONE SPAZIALE, CON LE STESSE PROBLEMATICHE TECNICHE E TATTICHE RISCONTRABILI IN PARTITA.
      E’ innegabile, come lei afferma, che superficie e pallone siano gradi di specificità del calcio. TANTO QUANTO, glielo posso assicurare, PROBLEMATICHE TECNICO-TATTICHE RISCONTRABILI, COMPORTAMENTI SPECIFICI LEGATI A QUELLO CHE È IL VERO SENSO DEL GIOCO, COMUNI, INNEGABILMENTE A CALCIO E FUTSAL. Gliene cito alcuni, di questi GRADI DI SPECIFICITA’ ( e sorvolo sugli aspetti di tecnica calcistica ):
      – GESTIONE OFFENSIVO-DIFENSIVA e non più strettamente posizionale( il calcio a 11 sta evolvendo )
      – CONTROLLO DELL’AVVERSARIO
      – MANIPOLAZIONE DEL SISTEMA DIFENSIVO e generazione di vantaggi a favore della strategia di gioco
      -FAMILIARITA’ E FLUIDITA’ DELLE TRANSIZIONI E DELLE TRANSIZIONI NELLE TRANSIZIONI
      -ELABORAZIONE DI UN’IDEA DI GIOCO attraverso azioni frequenti
      -RAPIDITÀ FULL IMMERSION
      – MAGGIORE CONTATTO CONTROLLO E PROTEZIONE NATURALE DELLA PALLA
      – VELOCITÀ DI RAGIONAMENTO
      – CAPACITÀ DI ANTICIPARE, LEGGERE E INTERPRETARE IL GIOCO
      – VISIONE PERIFERICA e quella che farà cogliere al giocatore tutte le possibilità di una giocata
      -PROVARE AD INVENTARE E GIOIRE DEL CENTRARE GLI OBIETTIVI CON PIU’ FREQUENZA
      -INCORAGGIARE il giocatore a TROVARE SOLUZIONI AI PROBLEMI che il gioco pone in modo RAPIDO ED EFFICIENTE
      -ATTENZIONE SUL COMPITO, che indurrà il giocatore a non commettere l’errore che potrebbe compromettere l’intera struttura del gioco collettivo sia offensivo che difensivo
      -ATTENZIONE PARIMENTI SULLA SITUAZIONE
      – CHIAREZZA DEL COMPITO: con il futsal si ottengono elevatissimi gradi di specificità comuni al calcio, cosa che anche lei ottiene, credo, quando dice di provare a “ RIDURRE LA COMPLESSITÀ E FAVORIRE LA RIPETIZIONE DEL PROCESSO DI SCELTA DI UN PRINCIPIO.”
      -L’IMPATTO DELLA PRATICA CON DIVERSI VINCOLI SULLA CAPACITÀ PERCETTIVA A LUNGO TERMINE, altre cosette che lascio in sospeso per non gravare sulla pazienza del lettore.
      Anche io trovo il 2vs2 situazione non adeguata metodologicamente nel calcio, ma secondo la mia esperienza, viene utilizzata nelle scuole calcio nelle situazioni di P+4 da lei richiamate.
      Concludendo in opposite of you, CREDO CHE IL CALCIO ABBIA MOLTO BISOGNO DI FUTSAL PROPRIO IN VIRTÙ DELLA SUA NATURA CAOTICA E VARIABILE RISCONTRABILE NEL FUTSAL AL 200%. UN RIPETERE SENZA RIPETERE all’ennesima potenza. Un allenamento incomparabile che tantissimo si avvicina al calcio senza ovviamente poterlo mai raggiungere. Ma non riuscirà mai neanche lei con le sue esercitazioni semplificate. Tranquillo, nessuno potrebbe.
      P.S. Dimenticavo, ovviamente non parlavo di MULTILATERALITA’. Mi perdoni. Pensavo che l’articolo scritto non lasciasse dubbi in proposito. Sarò più accorta in futuro.

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